PACE: LA “PROVOCAZIONE” DI CHIARA LUBICH ALL’ASSEMBLEA DI AMMAN

“Siamo qui perché anche noi siamo convinti che, nonostante tutto, la pace sia possibile, anzi sia il solo cammino praticabile per un futuro degno dei più alti valori umani”. Lo ha detto questa mattina Chiara Lubich, presidente e fondatrice del Movimento dei Focolari, a conclusione della VII Assemblea generale delle religioni per la pace (Wcrp) che ha riunito ad Amman (Giordania) più di 600 leader religiosi, politici e civili. “Lavorare per la pace – ha aggiunto Chiara Lubich – corrisponde alla nostra vocazione più profonda, alle esigenze più sentite del cuore umano e, in una parola, al nostro essere donne e uomini di religione”. Ai rappresentanti delle diverse tradizione religiose, la presidente dei Focolari ha parlato dell’arte di “amare” di cui, ha detto, “c’è un estremo bisogno nel mondo attuale”. “I politici stessi e tutti coloro che hanno responsabilità del bene comune – ha detto Lubich – hanno bisogno del nostro sostegno; hanno bisogno di vedere che vi sono persone diverse per tradizioni, culture e convinzioni che si mantengono in contatto, al di là di tutte le barriere e si curano le une delle altre, aiutandosi concretamente ad affrontare i loro problemi quotidiani”. Amare tutti, amare come sé, amare per primi. E’ la proposta della fondatrice del Movimento dei Focolari ai leader religiosi. E’ “l’amore vicendevole – ha spiegato – il fondamento sicuro della pace e dell’unità del mondo, capace di dare vita a quella famiglia umana universale che supera il limitato concetto di società internazionale, quella famiglia al cui interno i rapporti fra persone, gruppo, popoli, sono tali da abbattere le divisioni e le barriere di ogni tipo, in ogni epoca. Certo, per chiunque si accinga a spostare le montagne dell’odio e della violenza, il compito è pesante. Ma, questo è importante: ciò che è impossibile a milioni d uomini isolati e divisi, pare diventi possibile a gente che ha fatto dell’amore scambievole , della comprensione reciproca, dell’unità, il movente essenziale della propria vita”.