DISARMO: ISTITUITO UN COMITATO ITALIANO PER IL CONTROLLO DELLE “PICCOLE ARMI”

Le chiamano “piccole armi”: sono le armi leggere, ossia pistole, fucili, granate, mitragliatrici, mine, machete, pugnali. Nelle 60/70 guerre combattute nel mondo dopo la seconda guerra mondiale, si calcola che circa 10/15 milioni di persone hanno perso la vita a causa delle armi leggere (l’80/90% delle vittime totali). Stime diverse indicano 500 milioni, o un miliardo, di piccole armi in circolazione nel mondo. Di queste, da 190 a 250 milioni sarebbero negli Stati Uniti, che è il Paese leader nella vendita, seguito da Russia, Germania, Belgio, Italia, Svizzera, Austria, Repubblica Ceca ed Israele. Le armi leggere costituiscono circa il 10-20% del commercio mondiale degli armamenti, per un valore stimato fra i 5 e i 10 miliardi di dollari annui. Questi dati sono stati forniti oggi a Roma durante il convegno su “Le piccole armi in Africa”, promosso dall’Archivio Disarmo. Nell’occasione è stato costituito un Comitato italiano per il controllo delle piccole armi, che sarà formato da diverse associazioni. Tra quelle che hanno intenzione di aderire: il Pontificio Consiglio Giustizia e pace, Amnesty international, Assopace, Comitato di Collegamento dei cattolici, Comunità di Sant’Egidio, Mani Tese, Movimondo. In una ricerca presentata dall’africanista Giampaolo Calchi Novati, dell’Università di Pavia, risulta che gran parte delle armi leggere in circolazione in Africa sono state distribuite, oltre che dai privati, dagli stessi Stati, soprattutto per evitare la distruzione (molto costosa), dopo la fine della Guerra fredda. Calchi Novati ha denunciato la presenza, nelle guerre africane, di milizie mercenarie “fornite da holding quotate in borsa e utilizzate contemporaneamente dai due fronti nemici”. Tra i suggerimenti concreti per il controllo delle armi leggere Calchi Novati ha suggerito, tra l’altro, di “includerle nei registri delle Nazioni Unite, di marchiarle al momento della produzione, fino ad arrivare all’obiettivo ultimo di un trattato internazionale come quello sulle mine”.