DISARMO: MONS.MARTIN (GIUSTIZIA E PACE), “I PAESI FISSINO UN TETTO ALLE SPESE MILITARI”

“E’ arrivato il momento di lanciare una campagna analoga a quella del debito estero: i Paesi in via di sviluppo sono invitati a stabilire un tetto massimo alle spese militari, che siano frutto di un consenso tra debitori e creditori. Chi supera il tetto stabilito corre il rischio di rimanere escluso dal diritto alla cooperazione”. E’ la proposta lanciata oggi a Roma da mons. Diarmuid Martin, segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e pace, durante il convegno su “Le piccole armi in Africa” promosso dall’Archivio Disarmo. Mons. Martin ha ricordato che il tema delle armi leggere è rimasto per lungo tempo ai margini del problema “disarmo”, preoccupati com’erano, tutti i Paesi, ad investire sull’alta tecnologia nucleare. “Intanto milioni di persone morivano uccise dalle piccole armi – ha ricordato -. Oggi ogni grande strategia contro la povertà deve comprendere un’azione sulle spese militari, accompagnata da misure da parte dei Paesi ricchi: imparzialità, superamento della logica della guerra fredda, trasparenza nel commercio e maggiore cooperazione tra gruppi regionali”. Mons. Martin ha invitato anche a “porre fine al traffico di risorse naturali e materie prime che sostengono il commercio delle armi” e ad effettuare “un controllo sulle munizioni”. Ha infine rivolto un appello ai tanto osservatori internazionali presenti nei Balcani: “Perché non pubblicano informazioni sulle armi viste e raccolte? Bisogna avere coraggio e buona volontà”. Luigi Anderlini, presidente dell’Archivio Disarmo, ha evidenziato il dato preoccupante di una nuova crescita della spesa mondiale per gli armamenti: dai 1000 miliardi di dollari dell”89 si è scesi ai 700/750 nel ’97 (-30%), ma si è risaliti ad 800 nel ’98, di cui 120 miliardi di dollari spesi in armi leggere. In Italia, ha poi osservato Anderlini, “è molto grave che quasi tutti i gruppi politici abbiamo firmato una proposta di modifica della legge 185/90 sul controllo degli armamenti. E’ una legge buona: invece di rimetterla in discussione è necessario applicarla in senso restrittivo”.” “” “” “” “