IL PAPA IN INDIA: LA QUESTIONE DEL FONDAMENTALISMO INDÙ

Il Papa sta per partire per l’India, venerdì 5 novembre, per la fase conclusiva dell’Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per l’Asia. Il Sinodo si tenne in Vaticano dal 19 aprile al 12 maggio del 1998. Ora il Papa renderà nota ufficialmente, a Nuova Delhi, di fronte ai padri sinodali, l’Esortazione finale, “Ecclesia in Asia”. I motivi che hanno spinto il Papa a scegliere l’India per questa cerimonia “si possono ben intuire”, scrive il card. Jozef Tomko, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, in un articolo pubblicato, in contemporanea, dall’Osservatore Romano e dall’agenzia internazionale “Fides”. “L’India – spiega Tomko – è in una posizione geografica centrale e facilmente accessibile; dopo le Filippine, la Chiesa indiana è la più numerosa, con quasi 16 milioni di fedeli; questa Chiesa ha un volto complesso con numerosi vescovi, tre riti, vari istituti e seminari. Incontrando l’India il Papa incontra uno spaccato significativo del mondo asiatico”.” “Certo le sfide non mancano per la Chiesa cattolica: “L’India – afferma il cardinale – Paese profondamente religioso, in cui convivono razze, religioni, caste diverse, offre moltissimi ostacoli alla missione evangelizzatrice della Chiesa. Il risorgente fondamentalismo religioso, che si mescola al nazionalismo identificando nazionalità indiana e religione induista, è un fenomeno sempre più aggressivo e preoccupante, una seria minaccia per la Chiesa e i cattolici, chiamati non di rado al martirio. L’evangelizzazione è difficile perché i fondamentalisti osteggiano la predicazione, le conversioni e i battesimi, bollati come atti di proselitismo”. Perciò, conclude Tomko, “l’inizio del nuovo millennio per l’evangelizzazione dell’Asia si annuncia promettente, ma anche impegnativo”.” “