NOTA SETTIMANALE. Trasmettiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana

Dieci anni dopo la caduta del muro di Berlino Giovanni Paolo II è in Georgia. E’ la terra di Stalin, è una delle repubbliche rinate dopo lo scioglimento dell’URSS. E’ un luogo assai suggestivo per suggellare un evento della storia di cui è stato certamente uno dei fondamentali protagonisti. Ma il Papa non guarda alle celebrazioni. Guarda invece al molto che ancora c’è da fare. Questo ottantanovesimo viaggio internazionale del Papa allora è assai indicativo nelle sue due tappe, prima in India e poi nella piccola ma antichissima repubblica caucasica. ” “”Una ideologia atea aveva cercato invano di indebolire o perfino di eliminare da questa terra la fede religiosa del suo popolo”, constata dinanzi al presidente Schevarnadze. Ed incalza: il crollo del muro, dell’impero comunista “ha simbolicamente aperto una nuova era nella vita di molti Paesi”. Ma per questo occorre ancora lavorare molto. Ecco perciò le grandi aperture ecumeniche nella visita in Georgia, che riaffermano in pratica il ruolo che il Papa è convinto il cristianesimo dovrà continuare a giocare per l’Europa e, dall’Europa, per il mondo intero.” “Poche ore prima infatti, a Nuova Delhi, nel cuore dell’Asia, aveva detto con convinzione: “Come il primo millennio ha visto la croce saldamente piantata sul suolo europeo, e il secondo su quello americano e africano, così possa il Terzo Millennio Cristiano assistere ad una grande messe di fede in questo continente vasto e vitale”. Ancora un grande scenario storico per questo Papa protagonista della storia, ancora una grande sfida verso il futuro in cui è fondamentale il ruolo della religione, della fede. Così in Georgia particolare significato ha assunto l’incontro con la Chiesa Apostolica ed il suo Catholicos. E’ stata l’occasione per rilanciare il fondamentale anche se talora difficile dialogo ecumenico con le diverse Chiese orientali, e per dire con grande sincerità: “Non possiamo dubitare del fatto che il percorso della Chiesa all’alba del terzo millennio consista nel proclamare Gesù cristo, il Salvatore, agli uomini e alle donne di oggi, con un fervore e una convinzione non inferiori a quelli dei grandi evangelizzatori del passato”. Sono parole assai impegnative nella vecchia Europa, cristiana nelle sue radici, ma anche pagana in tante sue manifestazioni. Sono parole assai impegnative nell’orizzonte della “globalizzazione”, che presenta anche significative tendenze a forme opposte di conflitto o di sincretismo religioso. Ed allora ecco l’importante richiamo nell’incontro a Nuova Delhi con i rappresentanti delle tante religioni dell’India e dell’Asia. Il punto di partenza è la rivendicazione di quella che a più riprese il Papa, sulla strada limpida del Concilio, ha indicato come la prima e fondamentale libertà, quella religiosa. “Nessuno stato, nessun gruppo ha il diritto di controllare o di imporre la professione religiosa”.” “Da questa premessa deriva il dialogo e il rispetto reciproci, ma anche il dinamismo della vita e della testimonianza religiosa: “saldi in ciò in cui crediamo, ascoltiamo con rispetto gli altri, cercando di discernere quello che è buono e santo e che favorisce la pace e la cooperazione”. Giovanni Paolo II, che fin dall’inizio del suo pontificato, si è proiettato sul Giubileo, invita ormai a guardare alle nuove prospettive dell’evangelizzazione questa società globalizzata eppure così frammentata e percorsa molteplici conflitti e tante domande di senso. Cristo è la porta, ripete ed ai laici in particolare: “rendete testimonianza alla vostra fede in un mondo di contrasti”. ” “” “