Si è svolto questa mattina a Roma, presso la Luiss (Libera Università degli Studi Sociali Guido Carli), un convegno di studio su “La volontà del malato di fronte alla morte e la responsabilità del medico”. Promosso dall’Istituto di bioetica dell’Università cattolica e dal Centro di metodologia delle scienze sociali della Luiss, il convegno ha rilanciato l’urgenza di un dibattito approfondito sulle “Carte di autodeterminazione del malato” che da tempo hanno ottenuto riconoscimento giuridico in alcuni Paesi d’Europa e prossimamente verranno presentate anche in Italia. Il disegno di legge presentato alla Camera dei Deputati lo scorso 10 febbraio in materia di consenso informato e di volontà anticipate dei cittadini nei confronti dei trattamenti sanitari mira, secondo gli organizzatori del convegno, “ad ottenere il riconoscimento giuridico di tali Carte che, sottoscritte dal soggetto in tempi precedenti alla malattia”, spesso non sono più attuali nella situazione d’emergenza. Appare inoltre molto pericolosa, secondo Francesco D’Agostino, docente di bioetica presso la Luiss, la tendenza a rivendicare “la liceità dell’eutanasia”, che va superata garantendo al malato terminale “la medicina palliativa” per alleviare il dolore, causa primaria delle richieste di eutanasia. Gianfranco Iadecola, Sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione, ha sottolineato la necessità “che il medico, in quanto soggetto giuridico garante del malato, sia abilitato ad intervenire per la salvaguardia della vita del paziente” anche senza il suo consenso ed ha auspicato l’elaborazione di una legge che regolamenti i rapporti medico-paziente in nome “del principio dell’alleanza terapeutica”.