“Non c’è oggi un unico modo di essere giovani, ma un’enorme pluralità di stili di vita”. Un invito a “non generalizzare” la condizione giovanile, quando si analizzando fenomeni come quelli del dilagare del consumo di ecstasy o di droga “in pasticche”, viene dal sociologo Mario Pollo, secondo il quale episodi come quelli di cui sono pieni le prime pagine dei giornali “riguarda un insieme particolare di giovani, e non tutti. Se c’è chi va a cercare lo ‘sballo’ in discoteca, c’è anche chi di notte va a far volontariato insieme ai barboni”. A differenza di quelle “tradizionali”, spiega Pollo, le “nuove droghe” non sono finalizzate “ad ottenere maggiore serenità, tranquillità o esplorazioni psichedeliche, ma quasi sempre alla necessità di vivere in modo più intenso la musica, il ballo, la fusione corporea con gli altri”. Di fronte ad una vita “grigia e insignificante”, in altre parole, i giovani “caricano le discoteche di attese sproporzionate rispetto all’esperienza che esse possono dare”: la trasgressione, così, “diventa un modo per accedere ad un senso della vita, alla felicità, al benessere, di cui però bisogna spostare sempre più la soglia, visto che le risposte si rivelano di volta in volta insoddisfacenti”. A monte di fenomeni come quelli delle nuove droghe, avverte Pollo, c’è “una disattenzione diffusa nei confronti del mondo giovanile”: di qui la necessità di “reinvestire nel campo dell’educazione”; offrendo ai giovani “percorsi e luoghi di formazione e di crescita personale e comunitaria, diversi ed alternativi rispetto a quelli dominanti”. “La maggior parte delle persone che consumano pasticche – aggiunge il sociologo – sa che fanno male. La semplice informazione non è un deterrente. Bisogna combattere l’idea, proposta spesso da noi stessi adulti, che la realizzazione di sé dipenda esclusivamente dal ‘consumo’”.” “” “