GIORNATA DEI DIRITTI UMANI: DON BENZI, “LIBERIAMO LE SCHIAVE DEL DUEMILA”

“I poveri hanno bisogno di risposte ai loro problemi, e non delle soluzioni più comode per chi governa”: commenta così don Oreste Benzi, fondatore della Comunità “Giovanni XXIII” di Rimini, la Giornata mondiale dei diritti umani, che si celebra oggi. Bambini senza padre e senza madre che “finiscono in strutture emarginate ed emarginanti”, tossicodipendenti a cui “viene concessa la libertà di drogarsi”, anziani a cui “non viene riconosciuto il diritto di vivere come persone”: tutti esempi, questi, per don Benzi, di diritti umani negati. “Ma l’ipocrisia più evidente – ha detto il sacerdote durante la manifestazione-fiaccolata organizzata l’8 dicembre a Bologna “contro la prostituzione e per liberare le schiave del duemila” – è rappresentata dalle 50 mila ragazze che nel nostro Paese sono letteralmente schiave di organizzazioni criminali, che spadroneggiano indisturbate sul territorio italiano”. In tutta la provincia di Rimini, informa don Benzi, “da venti mesi non c’è più prostituzione su strada. Non solo, ma anche negli appartamenti, negli alberghi, nei night, la prostituzione schiavizzata è fortemente contrastata con ottimi risultati”. Nel giro di pochi mesi, è la tesi del sacerdote, “se l’Italia volesse, potrebbe liberare tutte le schiave. Le leggi per reprimere la piaga della prostituzione ci sono, perciò vanno applicate. Il Ministero dell’Interno, il capo della polizia Masone e i sindaci devono fare il loro dovere fino in fondo”. “Sono 9 milioni – ha aggiunto don Benzi – i clienti maschi che sfruttano queste schiave, anch’essi criminali come i responsabili del racket”. Il prete riminese ha poi invitato le prostitute a denunciare il racket e a costituirsi parte civile.