PASOLINI E “FRATE AVE MARIA”, UN’AMICIZIA INEDITA

Mentre stava scrivendo la sceneggiatura del film “Il Vangelo secondo Matteo”, Pier Paolo Pasolini incontrò nel ’63 frate Ave Maria, un mistico che viveva nell’eremo di Sant’Alberto di Butrio, morto il 21 gennaio ’64 e dichiarato “venerabile” da Giovanni Paolo II il 18 dicembre ’97. Ne dà notizia, in un articolo, la rivista “Messaggi di don Orione”, raccontando del colloquio tra i due e della inquieta esperienza di fede vissuta da Pasolini. Frate Ave Maria, della Piccola Opera della Divina Provvidenza (Don Orione) era diventato cieco a 12 anni, a causa di una scarica di fucile durante il gioco con un compagno. A 20 anni cominciò a “vedere il Signore”. Pasolini descriveva la gioia provata durante l’incontro con il frate in termini di grande ammirazione e stima: “Che luogo! Che uomo! Che colloquio straordinario! Frate Ave Maria aveva tutta l’attenzione per me. Parlava con tale naturalezza, pur nel suo linguaggio religioso, da risultare non solo rispettoso, ma affascinante. Non si è stupito del mio scetticismo e mi ha detto che il ‘suo Gesù’ ama più i lontani che i vicini, che non si scandalizza di niente e che solo Lui conosce davvero il cuore umano. Di fronte a lui, io artista, non mi sono sentito, come succede spesso nei luoghi seri ed importanti, un po’ fuori contesto…Anche il frate è un originale come me, un creativo…Ha inventato la sua vita, strana per il buon senso comune, ma vera e affascinante. Anche lui è un figlio d’arte, riesce a trasformare in bella e straordinaria una vita che, analizzata razionalmente, è la morte civile e la follia”. E frate Ave Maria, da parte sua: “Voglio dirle che qui c’è un altro amico, che sa solo pregare, ma che pregherà tanto perché lei faccia cose bellissime”.” “” “