Dopo la decisione del medico e tutore di far abortire la tredicenne psicolabile di Pozzallo (Catania), rimasta incinta a seguito di un abuso sessuale, continuano a sollevarsi le voci di protesta dal mondo cattolico: il vescovo di Noto, mons. Giuseppe Malandrino, ribadisce quanto espresso nei giorni scorsi chiedendo di “non aggiungere violenza a violenza”, mentre don Oreste Benzi rinnova la disponibilità ad accogliere la ragazza e il bambino. Il vescovo di Vicenza, mons. Pietro Nonis, in un editoriale sul settimanale diocesano “L’Arena”, esprime “indignazione per la semplice ipotesi di eliminare fisicamente una vita bambina, pur accolta forse intempestivamente, forse improvvidamente in un’altra vita poco più che bambina”. “Vorremmo dire – scrive -, a nome della nostra comunità cristiana, non uccidete quel bambino. Datelo a noi, magari con la piccola madre. C’è tra noi la volontà, la forza, l’amore necessario e sufficiente perché il bambino viva e cresca e sia, già ora, non di nessuno ma di molti”. Don Carlo Caviglione, articolista del Sir, in una nota che verrà pubblicata sul prossimo bisettimanale, obietta contro chi sostiene l’ingerenza della Chiesa nelle leggi dello Stato, “facendo finta di ignorare che la Chiesa difende la legge di Dio e delle coscienze e non quelle della politica”. In questo caso, ribadisce don Caviglione, “non c’è la volontà della ragazza, ma solo di chi le ha imposto la propria. Siamo dunque arrivati a stabilire e condividere per legge l’aborto comandato”. Franco Previte, presidente dell’Associazione “Cristiani per servire”, ricorda poi che “non è lecito all’uomo interrompere la vita: né la propria, né l’altrui. E’ in questi momenti difficili, quando dura è la lotta tra i diritti di Dio e quelli dell’uomo, che il cristiano deve mostrare il proprio coraggio e la propria coerenza, anche a costo dell’impopolarità”. A proposito dei problemi legati alla malattia mentale, che di solito “marciscono nel silenzio e nel disinteresse”, Previte invoca “una nuova legislazione che garantisca e tuteli i diritti di tutti i membri della comunità”.” ” ” “” “