Nel corso di un anno 78 mediatori linguistico-culturali (54 a Roma, 12 a Napoli e 12 a Firenze) hanno lavorato nelle questure a stretto contatto con gli agenti di polizia per offrire un servizio di interpretariato agli utenti stranieri. Un bilancio, a dodici mesi di distanza dall’avvio dell’iniziativa, è stato fatto dagli Uffici stranieri delle questure delle tre città (coinvolti dal progetto pilota finanziato dal ministero del Lavoro a favore del ministero degli Interni) e dal Cies (organismo non profit). Nei primi dieci mesi sono state oltre 11 mila le ore lavorate e 6.804 gli interventi. Su questi, l’8,1% è consistito in interventi interculturali, il 47% in orientamento degli utenti, il 15,8% interpretariato puro e il 29% sostegno alla compilazione dei moduli. Il servizio è stato richiesto negli uffici “ricongiungimenti familiari” (oltre 35%), “denunce” (20,8%), “permessi di soggiorno” (22,1%), “ufficio profughi” (14,9%), “commissariati di zona” (0,6%), “trattamento fermati” (2,6%), “Squadra mobile” (0,2%). Nel 66,6% dei casi gli “utenti stranieri” erano persone singole (di cui il 62,5% uomini e il 37,5% donne) e nel 33,4% accompagnate da un familiare (oltre 40%) o da un connazionale (34,1%). Oltre 120 le nazionalità (in maggioranza rumeni, albanesi, bengalesi, cinesi, egiziani, filippini, indiani, peruviani) e 32 le lingue parlate (albanese, arabo, inglese, italiano, rumeno, spagnolo, amarico, francese, persiano, tagalog). L’italiano è una delle lingue più utilizzate ma viene usato dall’utente solo come “primo approccio”. “Il prossimo passo – ha detto Elisabetta Melandri, presidente del Cies – è dare a questo progetto pilota una rilevanza nazionale e mettere in rete, in tutte le questure e i commissariati di zona, un servizio di pubblica utilità, come già avviene in altri Paesi europei. Il rischio è che si chiuda la sperimentazione, si raccolgano giudizi positivi e finisca tutto in un nulla di fatto per motivi burocratici. Questo rischio non deve concretizzarsi”.” ” ” “” “