Dal punto di vista della Chiesa – scrive ancora padre Cervellera in merito al ritorno di Macao alla Cina – la “porta” funziona di più: libri, videocassette, incontri, aiuti, tutto passa attraverso un confine molto morbido e lasso. Nessuno però conosce se questa morbidezza durerà anche dopo il 20 dicembre. Anche perché proprio la porosità del confine permette alle bande dei malviventi cinesi di venire a Macao per derubare, uccidere, ritirare soldi dal racket del gioco d’azzardo e della prostituzione. Contrabbando, prostituzione e casinò sono oltre il 40 per cento della ricchezza di Macao, il vero “ponte” fra oriente e occidente, mafie d’occidente e mafie di Cina si incontrano, spesso con la connivenza della stessa polizia ed esercito cinese.” “Pechino ha promesso che dopo il 20 dicembre le mafie avranno vita dura. Ma molti pensano che il pugno di ferro servirà alla Cina ad avere una scusa per ridurre le libertà in tutta la ex colonia. Il governo cinese sta comunque facendo una grande pubblicità a questo ritorno di Macao. Dopo i molti fallimenti in 50 anni di comunismo, l’unità nazionale (col ritorno di Hong Kong e Macao), rimane un ideale per cui il Partito Comunista potrà passare alla storia. Taiwan, la “provincia ribelle” che ancora non si piega a Pechino, dovrebbe imparare da Hong Kong e Macao a riconoscere i vantaggi dell’unità con la madrepatria. Ma l’indecisione di Pechino nel garantire piena libertà di religione, di commercio, di assemblea e un sistema di leggi non manipolato dal potere politico, rende le stesse popolazioni all’interno sempre meno amanti dell’unità nazionale. ” “