L’innamoramento giovanile non è un “incidente di percorso”, ma anzi “una situazione ricca di potenzialità educative” per i ragazzi e le loro famiglie. Lo ha detto Luigi Pati, docente di pedagogia generale all’Università Cattolica di Brescia, anticipando – in un articolo che verrà pubblicato sul Sir di domani – alcuni stralci di un volume (in uscita all’inizio dell’anno prossimo) su “innamoramento giovanile e comunicazione educativa familiare”, frutto di una ricerca condotta dall’ateneo di Brescia su un campione di 204 studenti iscritti al primo anno del corso di laurea in Scienze dell’educazione. L’amore come “sentimento”, fortemente legato alle sensazioni e alle emozioni: così la maggior parte dei giovani interpellati vive l’innamoramento, in cui però si sperimenta anche l’amore dome “dono” e come “scambio”, fatto di condivisione, reciprocità, dialogo. “In ben 103 casi – scrive Domenico Simeone, docente di Educazione degli adulti all’Università Cattolica di Brescia -, pari al 50,4%, l’innamoramento ha dato vita ad un rapporto d’amore, ma soltanto in 7 casi è vissuto in termini progettuali e proiettato nel futuro”. I ragazzi di oggi, inoltre, “paiono poco propensi ad assumersi i rischi che l’amore e la passione comportano, temono il dolore: di fronte alla possibilità di sofferenza che la relazione amorosa porta con sé, gli adolescenti si ritirano o ne rimangono travolti”. Solo il 56,4% di giovani, inoltre, dichiara di aver comunicato il proprio innamoramento alla madre e solo il 28,9% dice di aver informato il padre: questo perché, spiega Simeone commentando i dati della ricerca, “si assiste ad una sorta di ‘neutralizzazione’ della sfera affettiva nella comunicazione familiare”: in famiglia, cioè, è sempre più raro il conflitto tra genitori e figli, ma gli argomenti di dialogo toccano soprattutto la vita quotidiana, mentre “disertano” le questioni di fondo, legate ai valori e al senso della vita. ” “” “