“La Chiesa – proseguono i vescovi nel messaggio agli alunni e le famiglie sull’ora di religione – ritiene che l’insegnamento della religione cattolica appartenga al suo compito di evangelizzazione e promozione umana, e sia una modalità peculiare, non confondibile con altre, con la quale i credenti possono contribuire al forte momento pedagogico-sociale rappresentato dalla scuola”. Da un “dialogo libero e rispettoso”, spiega infatti la presidenza della Cei, “possono scaturire illuminanti approfondimenti, sia sul versante religioso sia sul versante della vita sociale e civile, che aiutano nei giovani la formazione di personalità mature, con mentalità aperta, capace di convivenza democratica e pluralistica”. In questo senso, precisa il messaggio, “l’insegnamento della religione cattolica non può esser confuso con la catechesi, né può essere da essa sostituito”: mentre la catechesi, infatti, “si svolge nella comunità dei credenti”, l’Irc “è un servizio all’ educazione di tutti gli alunni, svolto nella scuola pubblica, e riguarda soprattutto la formazione dell’identità spirituale, etica e culturale delle nuove generazioni”. In questa logica “del servizio alla scuola e nella doverosa attenzione ai profondi cambiamenti che la coinvolgono”, informano i vescovi, la Cei, d’intesa con il Ministero della Pubblica Istruzione, “si è da tempo attivata per contribuire alla preparazione di nuovi programmi di insegnamento della religione cattolica”; si concluderà, inoltre, nell’estate del 2000, infatti, la sperimentazione nazionale biennale, che “sta coinvolgendo esperti, docenti, alunni, genitori, dirigenti scolastici e punta al contatto diretto con la scuola reale, quella vissuta nelle aule”. Il messaggio della Cei si conclude con un ringraziamento ai docenti di religione e con l’auspicio “di veder positivamente definito un nuovo stato giuridico”. ” “” “