Niente di nuovo sotto il (pallido) sole: affaccendati per il “Natale del Giubileo”, è stato questo il commento di molti italiani di fronte all’annuncio dell’ennesima crisi di governo, che questa volta ha visto protagonista la prima compagine della storia patria guidata da un esponente di rilievo dell’ex partito comunista italiano. Niente di nuovo sotto il (pallido) sole perché da sempre il sistema politico italiano è stato caratterizzato dalla sostanziale stabilità degli assetti e dall’estrema volatilità delle forme. Anche durante il ventennio fascista, quando si ebbe un unico presidente del Consiglio poi primo ministro, frequentissimi erano quelli che con vuota retorica militare erano denominati i “cambi della guardia” alla testa dei ministeri.” “Nelle vicende della politica di questo anno di fine secolo ci sono quindi robusti elementi di continuità, ma anche qualche novità. La continuità sta nella straordinaria vivacità e fantasia degli attori politici, capaci di virtuosismi sempre più raffinati. L’elemento di novità sta nell’ulteriore certificazione a livello di percezione popolare di un fenomeno che gli addetti ai lavori annunciano già da diverso tempo: la progressiva chiusura in se stessa della politica, con evidenti retroazioni sulle forme e sul concetto stesso di rappresentanza.” “Qualche settimana fa il Censis sottolineava come uno dei problemi dell’Italia sia oggi il fatto che i nessi non sono più garantiti. C’è bisogno di connessione, di capacità di mettere in comunicazione e di fare lavorare insieme le “molecole” in cui si sta frammentando la società. C’è bisogno di governabilità sistemica, come si traduce l’espressione inglese di “governance”. Si percepisce un deficit di rappresentanza e di capacità decisionale insieme. Di fronte a questi bisogni la politica sembra annaspare e si rinchiude in un gioco per iniziati o per addetti ai lavori o in una mera dialettica di schieramenti. Si acuisce la distanza rispetto ai cittadini, certificata dal crescere dell’astensionismo.” “La risposta a questi problemi strutturali non può venire (solo) dall’interno del sistema politico. Di qui l’enfasi che giustamente è posta sulla società, sulle forze vive della società. Non si esce dalla crisi della politica attraverso scorciatoie e semplificazioni. Con grande realismo sappiamo invece che c’è bisogno di una politica più modesta e più concreta, di una classe politica più professionale e proprio per questo non auto-referenziale e così più autentica perché più capace di aprirsi: alle persone, ai problemi ed ai valori, alla rappresentanza e perciò alla governabilità di una società che cambia rapidamente e rischia di smarrire il filo della propria identità. Quando avremo risposte nuove e persuasive a queste esigenze sempre più urgenti?” “” “