“Global governance”: è questo il grande tema del passaggio storico che stiamo attraversando e coincide con il cambio di millennio. E’ una espressione intraducibile, che tuttavia richiama il problema del governo mondiale dei processi di globalizzazione. All’ordine del giorno (almeno) dalla caduta del muro di Berlino e della fine del “secondo mondo”, ha evidentemente molteplici implicazioni, politiche, strategico-militari, economiche e sociali. A Seattle, una delle più dinamiche capitali economiche degli Stati Uniti, il Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio, ha tentato di concentrare nel cosiddetto “millennium round”, cioè il negoziato del millennio, l’intera agenda della “global governance”. Ne è uscita una conferenza ministeriale che riuniva 135 paesi, ricca di ambizioni che tuttavia si è risolta con un sostanziale fallimento, in quanto, come peraltro era prevedibile, non ha permesso l’emergere di un “pacchetto globale” sul quale potesse realizzarsi l’accordo da parte degli Stati Uniti, dell’Unione, dei paesi in via di sviluppo e di quelli più poveri, i quattro maggiori interlocutori della conferenza.” “Perché la lezione fondamentale del “millennium round” è forse la conferma che la “global governance” non può non richiedere molti partners. La semplificazione che ne attribuisce la leadership semplicemente agli Stati Uniti, alle maggiori multinazionali, ad un mercato finanziario in costante crescita come quello della borsa americana, magari con alcune concessioni all’Unione Europea piuttosto che alle maggiori potenze regionali in via di sviluppo, si è rivelata fallace. Questa embrionale ed iniziale lezione di pluralismo merita allora di essere sottolineata. Ed è opportuno riflettere, come ha fatto il rappresentante della Santa Sede, su quali possano essere in positivo le misure da prendere perché “la società civile diventi un importante attore del governo mondiale dei processi di globalizzazione”. Ne consegue necessariamente l’attenzione ai paesi più poveri, ai problemi dell’agricoltura, della tutela del lavoro, dei diritti dei lavoratori, della protezione dell’ambiente, della diffusione e della partecipazione dei più poveri allo sviluppo tecnologico. Sono molti dei temi della dottrina sociale della Chiesa. Come si legge nella Centesimus Annus, opportunamente richiamata a Seattle, “l’elevazione dei poveri – persone e popoli – è una grande occasione per la crescita morale, culturale ed anche economica dell’intera umanità”. Qui tra l’altro si colloca anche il problema della remissione del debito, attraverso quel sistema accorto di incentivi e di controlli, che è previsto dall’iniziativa proposta dalla Cei per il Giubileo.” “Lo sviluppo pluralistico della “global governance” richiede comunque attori adeguati e nello stesso tempo in grado di reagire, con quelle che i sociologi chiamano “dinamiche orizzontali”, ai rapidissimi e sempre più intensi “processi di verticalizzazione del potere” in atto a livello mondiale, che spesso si configurano come libertà senza sostanza, o più esattamente “libertà senza verità”.” “In proporzione questi processi interessano anche il nostro paese, a duplice titolo: in quanto ormai anche l’Italia è pienamente coinvolta nel problema della definizione degli assetti del sistema del governo dei processi di globalizzazione e perché , a livello di governo del paese, si pongono problemi simili. Giustamente il Censis, nell’annuale rapporto, ha constatato lo sviluppo dei processi di verticalizzazione del potere come tentativo di risposta semplificata ai problemi della lunga transizione sociale, economica e politica. Esiste una “crisi profonda di processi psichici, sociali ed istituzionali di “connessione” “, cioè di quei “corpi intermedi” che tradizionalmente assicurano il ben-essere della società. Ma non è questa la strada per dare soluzioni adeguate e soprattutto stabili per il futuro. ” “” “” “” “” “