Sono stati “testimoni di orrori” e, a volte, “vittime di torture e atrocità”. Lo ricorda Anna Sabatini Scalmati, del Cir (Consiglio italiano per i rifugiati) in un servizio che appare sul prossimo numero del Sir. “L’immagine che l’opinione pubblica ha del rifugiato – racconta Anna Scalmati – tende ancora molto spesso a modellarsi attorno a figure carismatiche, leader e personaggi di primo piano del mondo culturale, civile e religioso”. La realtà è ben diversa. A fuggire oggi sono intere comunità, migliaia di famiglie – uomini, donne e bambini – spinte all’esilio perché vittime di intolleranze etniche e religiose, guerre civili e vendette trasversali. In una ricerca condotta nel 1998 dal Cir, è risultato che su 60 rifugiati 21 sono stati torturati mentre erano detenuti nel loro Paese ed altri 6 (4 donne e 2 uomini) sono stati vittime di abusi sessuali. Anche qui bisogna sfatare un altro mito. “La tortura – spiega Scalmati – non è un trattamento riservato a singoli individui, magari dotati di una funzione dirigente e preparati a tutto ma una modalità di repressione usata per interi gruppi sociali, inclusi i bambini”. Le persone che sbarcano nelle nostre stazioni aeroportuali e lungo le coste del Tirreno e dell’Adriatico hanno vissuto questa esperienza e portano “impresse nella psiche le conseguenze di un grave trauma”. La violenza e il sopruso, spiega ancora Scalmati, generano nella vittima uno stato di terrore, un trauma che, a parere della rappresentante del Cir, può essere fatto rientrare nella categoria della “sindrome dei sopravvissuti a situazioni estreme”. Nel 1998, sono state 7.674 le richieste di asilo pervenute. Nel 1997 le domande erano state 1858. L’incremento è dovuto alle vicende che hanno coinvolto la ex Jugoslavia e i curdi iracheni. Lo status di rifugiato è stato riconosciuto solo nel 13,4% dei casi (1045).