“Betlemme è la prima città santa di cui ho imparato il nome sulle ginocchia di mia madre mentre mi raccontava la nascita di Gesù. Pertanto da bambino, per la mia familiarità con Maria, Giuseppe, i pastori, i magi e con gli angeli stessi, consideravo Betlemme il mio villaggio natìo, mi sentivo betlemita”. E’ con questo sentimento di forte comunione spirituale con il popolo di una città da tempo dilaniata dai conflitti israelo-palestinesi che il card. Roger Etchegaray, presidente del Comitato per il Grande Giubileo del 2000, è intervenuto oggi a Roma, presso la Fao, durante i lavori della conferenza internazionale per la celebrazione del nuovo millennio a Betlemme, organizzata dal Comitato delle Nazioni Unite per l’esercizio dei diritti inalienabili del popolo palestinese, in collaborazione con il governo italiano e la città di Roma.” “”Il progetto per l’anno 2000 – ha affermato il cardinale – costituisce per noi tutti un test e una sfida. Chi vive in quelle zone di miseria, di ingiustizia, di violenza ha il diritto di richiedere ai fratelli la riconoscenza della propria dignità. Senza il diritto dei poveri, per i quali la nascita di Gesù a Betlemme costituiva una speranza, l’universalismo dei diritti dell’uomo non è più la nostra eredità”. La pace, ha aggiunto il cardinale, è innanzitutto “un’esigenza elementare per quelli che abitano questa terra. E questa pace non si decreta, non dipende da alcun processo, nasce invece da una conversione degli spiriti e dei cuori, ha per fondamento la dignità di ogni uomo che deve essere rispettato senza discriminazioni”.” “