PREVIDENZA: ROSATI (CARITAS), “IL LAVORO È LA RISPOSTA AL PROBLEMA PENSIONI”

“Una discussione sulle pensioni è utile se serve a riscoprire che la risorsa decisiva di ogni sistema di protezione sociale è il lavoro”. E’ quanto afferma Domenico Rosati, coordinatore del Gruppo nazionale per le politiche sociali della Caritas Italiana, che in un articolo pubblicato sul settimanale della diocesi di Venezia “Gente Veneta” risponde alla provocazione lanciata dalla stessa testata che invitava a ritoccare le pensioni, specie quelle più alte, pur di garantire a tutti la previdenza. “Giusto discutere delle pensioni – afferma Rosati – Giusto chiedere ai pensionati ‘ricchi’ una solidarietà verso quelli poveri”. Anche l’idea di “prelevare dai trattamenti erogati col vecchio sistema un contributo specifico di solidarietà” per migliorare i conti pensionistici, secondo Rosati andrà probabilmente rilanciata ma, precisa, “anche se si togliesse un quarto delle pensione a chi supera i tre milioni il mese il problema finanziario rimarrebbe intatto”. Allo stesso tempo, aggiunge, anche le pensioni integrative rappresentano una soluzione solo parziale, né “giova l’espediente di attizzare un rissa tra anziani privilegiati e giovani penalizzati, specie quando è alimentata da mondi che hanno largamente usato i soldi della previdenza per far quadrare, ad esempio, i conti delle imprese, private o pubbliche, attraverso prepensionamenti ed altri ammortizzatori sociali”. La soluzione ad avviso di Rosati è allora è legata al tema dell’occupazione: “Se il lavoro manca, se si entra sempre più tardi e in modo precario nel circuito produttivo o se ne viene precocemente espulsi – rileva – ogni ipotesi di risanamento resta virtuale a causa della mancanza della materia prima, cioè la possibilità di accantonare una parte del salario al fine di fronteggiare l’età anziana in condizioni di sicurezza”. Per questo, “la politica è interpellata in modo drammatico a Nord e a Sud, ad Est e ad Ovest – conclude – E non solo il governo, il parlamento, i partiti. La politica e ciascun cittadino nell’esercizio della quota di sovranità/responsabilità che gli appartiene. Meno lavoro, meno pensione, più lavoro più pensione. Ci si può provare?”