Riflettendo all’inizio della Quaresima sul passo della Genesi in cui Adamo ed Eva,dopo il peccato originale, “si accorsero di essere nudi”, mons. Antonio Napoletano, vescovo di Sessa Aurunca, riflette sull’attuale esibizione della “nudità”. “C’è una nudità che si mette in mostra – afferma – e si patteggia nei concorsi di bellezza, che si intende coprire nelle pieghe degli abbigliamenti e delle mode di stagione; c’è una nudità, segno di indigenza esistenziale, che si lascia ai margini della solidarietà personale e comunitaria. C’è infine una nudità che mette in evidenza il galoppante impoverimento della vita dell’uomo sulla terra”. Secondo mons. Napoletano questa “nudità” è di colui “che è disposto a chiudersi in se stesso estranaiando Dio dalle sue pulsazioni”, cioè in pratica montando in superbia. Quest’uomo lontano da Dio si espone però al rischio di “rendersi responsabile di una catena interminabile di peccati” tra i quali il vescovo cita “l’egoismo, la menzogna, la ribellione, l’impurità, il libertinaggio, l’idolatria, le inimicizie, le discordie, le gelosie, i dissensi, le divisioni, le fazioni, le invidie, le disobbedienze, le uccisioni criminali”. Per “coprire queste nudità” e ricevere il perdono, mons. Napoletano afferma che è necessario “tornare nelle braccia amorose del Padre” attraverso la penitenza in particolare durante la Quaresima.