CASO OCALAN: MONS. BONA (PAX CHRISTI), “REAGIRE AL RISCHIO DELLA CONDANNA A MORTE”

Secondo mons. Diego Bona, vescovo di Saluzzo e presidente di Pax Christi Italia, il rischio che il leader curdo Abdullah Ocalan venga condannato a morte è un fatto “drammatico assolutamente inaccettabile”. “Raccogliere questa occasione può servire da richiamo, da campanello d’allarme – dichiara al Sir -. Credo che un sussulto, da parte dell’Europa, possa essere salutare. Qui ci sono in ballo i diritti fondamentali dell’uomo: o si celebrano fino in fondo oppure non è giusto farlo solo sulla carta”. Pur riconoscendo che “i guerriglieri curdi non sono certo ‘stinchi di santo’ – precisa mons. Bona -, di fronte alla possibilità della condanna a morte deve scattare l’enorme e profonda attenzione del ‘non uccidere’. Ad una Turchia che chiede l’ingresso in Europa, l’Unione può mettere delle clausole democratiche. Tutto sta a vedere se si giocano invece gli interessi economici o quelli strutturali di difesa, perché la Turchia è un avamposto notevole sotto diversi punti di vista”. Il vescovo condivide l’opinione che l’Europa stia “perdendo sempre di più l’immagine di un’unità capace di gestire la politica”, quando dovrebbe invece “intervenire alla radice perché 20 milioni di curdi, divisi in quattro Stati e con i villaggi rasi al suolo, non hanno garanzie di essere popolo perché non esistono come identità”. Anche le drammatiche immagini di Ocalan nelle carceri turche, secondo mons. Bona dimostrano “l’arroganza di un potere che si crede forte e si permette di andare anche contro il senso di dignità di un popolo. Ed è mancanza di rispetto della dignità di una persona”.