“Un figlio, benché desiderabile, non può essere esigito come un diritto, quanto piuttosto si dovrebbe riaffermare il diritto del bambino a crescere in una famiglia stabile e accogliente”. E’ quanto si legge in una nota dell’Associazione Amici dei Bambini (Ai.Bi.), secondo cui il voto della Camera sull’estensione del diritto alla procreazione assistita alle persone non sposate “è denso di implicazioni anche su altre delicate questioni, tra cui quella relativa al presunto diritto di adozione anche per le coppie di fatto”. Un’eventuale riforma della legge 184, secondo la quale “possono diventare genitori adottivi soltanto le coppie sposate da almeno tre anni”, sarebbe per l’Ai.Bi. “una tragica deriva, in quanto verrebbe compromesso il principale requisito per il felice inserimento di un bambino che porta con se le cicatrici di profonde ferite: la stabilità della coppia”. Per l’associazione, insomma, non basta affermare il “diritto della coppia ad avere un figlio”, ma occorre ribadire la “responsabilità della crescita di un bambino” per la stessa coppia. “Le coppie di fatto – spiega l’Ai.Bi. – non danno quelle garanzie di stabilità e visibilità giuridica, indispensabili per un bambino adottato la cui personalità andrà modellandosi in riferimento ai genitori, secondo tempi e modi certamente più problematici di quanto non avvenga per i figli biologici”. Il movimento delle famiglie adottive di A.Bi., si legge a conclusione della nota, “è pronto alla mobilitazione per impedire che l’avventatezza di qualche parlamentare possa ulteriormente intaccare i diritti dei bambini”, se necessario anche scendendo in piazza “per dare voce a chi non ne ha”. ” “” “