Frutto “della capacità della cultura politica attualmente dominante di influenzare l’opinione pubblica, amplificando i casi particolari e rendendo commoventi situazioni in modo da occultare le menti”. Così Giulia Paola Di Nicola, sociologa e condirettrice della rivista “Prospettiva persona”, commenta il voto della Camera a favore della fecondazione assistita per le coppie di fatto. “Nella politica – continua Di Nicola – serve il consenso, che si ottiene attraverso la capacità di incidere sulla ‘cultura diffusa’, sul vissuto quotidiano della gente”. Pietismo, populismo, esaltazione di alcuni casi particolari: queste, secondo la sociologa, sono state le “armi” usate per “questa battaglia, dando luogo alla solita semplificazione che divide tra conservatori e progressisti”. ” “Riguardo ai requisiti delle “coppie di fatto”, che nell’articolo della legge in discussione al Parlamento vengono definite come quelle “stabilmente legate da convivenza”, la sociologa osserva che “si propaganda come ‘conquista di civiltà’, come fenomeno di rilevanza sociale, la proiezione di un diritto soggettivo, a cui non corrispondono però dei doveri”. Cosa, questa, “tanto più grave, quando si tratta non soltanto di dare un riconoscimento giuridico ai due soggetti della coppia, ma anche al ‘terzo soggetto’, il figlio che può nascere da tale convivenza”. Il Parlamento, aggiunge Di Nicola, “ha del resto ratificato un’opinione già diffusa, grazie alla quale vengono sostanzialmente equiparate le convivenze di fatto alle famiglie fondate sul matrimonio”. Di fronte a ciò, conclude la sociologa, “noi cattolici dobbiamo ritrovare il coraggio di ‘fare cultura’, non solo quella accademica, ma, quella che interessa i ‘nodi vitali’ della Chiesa e della società”. ” “