SUDAN: CRISTIANI E MUSULMANI UNITI NELLA BATTAGLIA PER I DIRITTI UMANI

“La guerra in Sudan, contrariamente ad una convinzione molto diffusa, non è una guerra di musulmani contro cristiani. In realtà è una guerra per i diritti umani, che vede coinvolti anche tanti musulmani che si difendono dall’arroganza del governo”. Padre Renato Kizito Sesana, missionario comboniano e giornalista, a Roma per partecipare ad un seminario promosso da un coordinamento di enti ed organizzazioni di varia ispirazione (tra cui Acli, Pax Christi, Caritas) per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni italiane alla drammatica situazione del Sudan, fa subito chiarezza sulla realtà del Paese: “Tutte le genti del Sudan lottano per i diritti umani. La popolazione che vive sui monti Nuba come quella del Sud del Paese rivendica il diritto alla libertà religiosa, il diritto ad avere dei partiti, il diritto di libertà di riunione e di stampa, nel quadro di una situazione nella quale nessun diritto umano viene rispettato”. Il governo di Khartoum, denuncia padre Sesana, usa l’arma della fame per costringere i civili “ad andare nelle guarnigioni governative dove c’è abbondanza di cibo. Attacca i villaggi, brucia i campi coltivati, impedisce i contatti con l’esterno, tenta di riconquistare le piste di atterraggio dove arrivano gli aiuti internazionali”. Ed è sempre il governo sudanese, aggiunge il missionario comboniano, che continua “ad usare contro i civili le mine antiuomo e le bombe a grappolo, che sono vietate dalle convenzioni internazionali”. Purtroppo, osserva il segretario nazionale di Pax Christi e coordinatore della campagna per la pace in Sudan, Antonio Dell’Olio, la situazione sudanese può essere considerata “un prototipo nefasto in cui convergono alcune delle più eclatanti sconfitte dell’umanità del terzo millennio”.