DOPO QUARANT’ANNI I VESCOVI DEL LAOS IN VATICANO

“Un cambiamento nella Chiesa e nella società laotiana”. Così mons. Luigi Bressan, nunzio apostolico in Tailandia, Singapore e Cambogia e delegato apostolico per il Laos, definisce la visita “ad limina” che l’episcopato del Laos farà a Roma dall’8 al 13 febbraio prossimi. “E’ la prima volta – informa l’agenzia internazionale di informazione Fides della Pontificia opera missionaria della propagazione della fede, che per l’occasione ha preparato un ‘dossier’ sulla situazione del Paese e la realtà della Chiesa locale – che ciò accade negli ultimi quarant’anni, anche se negli ultimi vent’anni c’è stata qualche visita individuale. All’incontro con i vescovi del Laos sarà presente anche mons. Marcello Zago, segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, che è stato missionario in Laos dal 1959 al 1974. Ricordando quegli anni, mons. Zago cita soprattutto “l’apertura quasi meravigliata dei buddisti quando abbiamo intrapreso la via del dialogo”. Quando, nel 1975, furono espulsi i missionari, furono proprio i buddisti a difenderli e oggi, testimonia il segretario del dicastero pontificio, “la Chiesa del Laos sta in piedi sulle sue gambe, nonostante le molte difficoltà”. Nonostante la guerra civile e il regime socialista, informa infatti Fides, la rinascita religiosa del Laos è stata sorprendente: all’inizio del secolo i battezzati erano 10 mila, nel 1973 si contavano 45 mila fedeli, mentre oggi, dopo il ventennio di repressione socialista, i cristiani sono oltre 60 mila, di cui 36 mila cattolici, con 17 preti, un centinaio di religiose, oltre 100 catechisti. Anche se la Costituzione del 1991 ha concesso la libertà alle religioni, ancora oggi – si legge nel dossier – agli istituti cattolici non è consentito avere scuole proprie, centri di formazione, ospedali.