L’adozione a distanza è “un nuovo tipo di solidarietà”. A scriverlo è Maria Gabriella Landuzzi, sul numero di febbraio di “Famiglia oggi”, dedicato al tema del “sostegno a distanza” come mezzo per “aiutare i minori nel Paese d’origine”. La novità dall’adozione a distanza, afferma la sociologa, “è data dal fatto che l’impegno solidale non si limita a una generica, per quanto non casuale, offerta di denaro a favore di chi vive in condizioni di bisogno” e che “l’offerta di denaro, anziché risolvere il rapporto tra due soggetti, costituisce veicolo per la nascita di una specifica forma di relazione sociale”. In particolare, si legge ancora sul mensile dei paolini, “l’adozione a distanza offre l’opportunità a individui lontani territorialmente e socialmente di entrare in contatto, in relazione con l’altro sconosciuto nella più ampia concezione del dono gratuito senza garanzia di restituzione, anche se è possibile che il dono fatto nel rapporto di adozione a distanza sia di per sé gratificante”. “Considerare – scrive Landuzzi – l’adozione a distanza nell’ambito del più ampio tema della cooperazione internazionale e all’interno di una logica si sviluppo significa innanzitutto cercare di risolvere i problemi dell’infanzia in modo diverso da come si è agito finora”. In che modo? Garantendo, risponde la sociologa, “il diritto del bambino a vivere in una famiglia, nella sua famiglia, nel suo ambiente”. Non è beneficenza, né carità, l’adozione a distanza, bensì – conclude Landuzzi – “un modo per sostenere i soggetti tramite una relazione di dono, affinché siano capaci di creare, riconoscere e attivare le risorse necessarie alla crescita e allo sviluppo completo della persona”.