L’innalzamento dell’obbligo scolastico a 15 anni “è un classico pasticcio all’italiana”. Lo ha detto Bruno Forte, presidente dell’Associazione Italiana Maestri Cattolici (Aimc), intervenendo oggi all’incontro della Consulta Nazionale della Scuola Cattolica, promosso dall’Ufficio Cei per l’educazione, la scuola e l’università sul tema “Scuola e territorio nel contesto dell’autonomia”. Innalzare di un anno l’obbligo scolastico, ha spiegato Forte, non significa automaticamente avvicinarsi all’Europa: “Senza un quadro di riferimento, che noi chiamiamo riordino dei cicli, è evidente che si procede a tentoni”, soprattutto riguardo al rapporto tra scuola e formazione professionale. Quest’ultima, secondo il presidente dell’Aimc, “non può più essere il ‘pronto soccorso’ per accogliere solo gli esclusi dal sistema scolastico”. E’ ora di finirla, in altre parole, “con una visione riduttiva e gerarchizzata della cultura, che privilegia il sapere sul ‘saper fare'”. La visione di scuola da promuovere, ha affermato Forte, è invece quella di “un luogo che va oltre il proprio specifico compito”: la scuola, cioè, “va concepita come un momento dell’educazione, non come la soluzione di tutto il problema formativo”, Di qui la centralità della questione formativa intesa “non solo come diritto allo studio, ma come diritto all’accesso e allo sviluppo formativo della persona lungo tutto il suo percorso di vita”. In questa “visione integrata” della scuola, a cui sono chiamati a dare il proprio contributo “tutti i soggetti del territorio”, il mondo della scuola e quello della formazione professionale – ha concluso il relatore – “devono dialogare tra di loro, in una logica di sistema formativo diversificato ed integrato”.