Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana. Le solenni esequie di re Hussein di Giordania, svoltesi tra l’unanime commozione e partecipazione, sono state occasione per rapidi incontri tra i leaders mondiali, convenuti ad Amman. Si è così potuto continuare sommessamente a parlare di pace. In effetti nella tormentata regione della Terrasanta lentamente cambiano i protagonisti. Sono orami imminenti le elezioni in Israele, mentre sul volto dell’enigmatico Assad, leader siriano, qualcuno ha letto, ad Amman, qualche spiraglio nuovo.” “Spiragli di pace sembrano anche filtrare dalle porte chiuse del vertice sul Kossovo, in corso nel castello di Rambouillet, ove per la prima volta sembra prendere corpo una iniziativa europea non solo per la cessazione delle ostilità, ma anche per la ricostruzione del tessuto politico ed istituzionale nella regione balcanica, tra Federazione Yugoslavia, Kossovo, Albania e Macedonia.” “Il groviglio tra rivendicazioni culturali, religiose, etniche e nazionali, che da decenni travaglia queste aree, richiede probabilmente un passo in avanti proprio dal punto di vista istituzionale. Tanto più che oggi più che mai le vicende della pace e della guerra e comunque il complesso sistema delle relazioni internazionali, si intrecciano e risentono sempre più anche dalle variabili economiche. Le recenti perturbazioni che si sono estese all’America Latina e le contraddittore previsioni sulle prospettive di sviluppo in Europa, hanno rilanciato la necessità di ridefinire gli strumenti del governo mondiale dell’economia. ” “Ritorna così la questione, che anche il Papa aveva posto nel suo viaggio in America, del “nuovo ordine mondiale”. Alla sua definizione non è sufficiente l’unica superpotenza, come non bastano le organizzazioni internazionali. Fondamentale risulta quindi, soprattutto su scala regionale, l’equilibrio tra sviluppo economico e cooperazione diplomatica. E’ un dosaggio difficile, ma che potrebbe essere possibile nei Balcani, come pure, in prospettiva, anche nella tormentata regione del Medio Oriente. Il punto è probabilmente riuscire, come si è fatto nell’Unione Europea in quaranta anni di sforzi, a disinnescare le tensioni accumulate sul circuito stato – nazione – etnia.” “Dove questo si rivela ancora quasi improponibile è in Africa, dove divampano conflitti sanguinosi e dimenticati, l’ultimo dei quali è scoppiato ora sull’antica linea di confine coloniale tra Eritrea ed Etiopia. Eppure proprio in Africa, dove continuano a spendersi eroicamente tanti missionari anche italiani, più forte è l’urgenza di una seria prospettiva di sviluppo, oltre gli appetiti e le voracità degli interessi locali o multinazionali. L’atto simbolico e coraggioso della remissione del debito in occasione del giubileo, di cui autorevolmente si parla da tempo, potrebbe rappresentare un concreto segno per una vera inversione di tendenza. ” “” “