UNITA’ PASTORALI: COP, UN MEZZO PER “ESSERE VICINI ALLA GENTE”

“Le unità pastorali non devono essere la somma di parrocchie povere e insignificanti dal punto di vista dell’esperienza di fede; tale somma farebbe la miseria, non la ricchezza di una autentica comunione”. Lo si legge nella “Carta” sulle unità pastorali che il Centro di Orientamento Pastorale (Cop) ha redatto a conclusione del Convegno di Bertinoro (Forlì), sul tema “Unità pastorali – dalla necessità alla progettualità”. Il Convegno era stato preceduto da un sondaggio condotto presso le diocesi italiane dal quale è emerso che esistono nel nostro Paese 3800 parrocchie senza parroco. ” “A conclusione del seminario di studio, i partecipanti affermano che “sono più i problemi che restano aperti che quelli risolti” ma riconoscono anche “la bontà di questo nuovo soggetto pastorale” per rendere la comunità cristiana attenta al territorio, “estroversa, vicina alla gente, capace di interpretare le tensioni dell’uomo di oggi”. “Le unità pastorali – si legge nella Carta – devono essere iscritte in una nuova mentalità di Chiesa-comunione prima di essere considerate utili per la risposta che danno alle urgenze; hanno bisogno di essere immerse in una progettualità pastorale che le precede, sia essa diocesana o interparrocchiale; non sono ‘affare’ solo dei preti, ma di popolo di Dio; non devono essere motivate solo dalla scarsità di clero e avere come fine quello di assicurare servizi religiosi”. Tutto ciò, a parere del Cop, esige “uno sforzo di conversione dei presbiteri a nuove forme di collaborazione, di conduzione, di progettualità con i laici, non generica né occasionale” e “formare già nei seminari a una vita da presbiteri in queste nuove prospettive”. ” “