“Lotta all’immigrazione clandestina, da quando è scoccata la nuova legge. Ma per i 250.000, se tanti poi sono, che già si trovavano in Italia che fare? 250.000 espulsioni? Migrantes aveva già spiegato i motivi, non ideologici o buonisti, ma pragmatici, per cui la decisione del governo di sanare i sanabili, ossia quelli che hanno precisi requisiti, è via non solo saggia, ma obbligata. Credo che in questo concordino anche quelle altre espressioni di Chiesa che volentieri vengono schierate su un fronte opposto”. A ribadire ancora una volta la posizione della Fondazione Migrantes, rispondendo alle provocazioni apparse nell’ultima settimana sul Corriere della sera, negli editoriali firmati da Enrico Caiano, Angelo Panebianco e, ieri, da Alberto Ronchey, è padre Bruno Mioli, della fondazione Migrantes. E se “è chiaro il messaggio che i tre giornalisti vogliono dare – dice -, non altrettanto chiaro è il messaggio che essi mettono in bocca al vescovo Alfredo Garsia, presidente della Migrantes, anzi è del tutto deformato nel contesto in cui egli si esprime e nelle brevi sentenze che vengono con cura selezionate, quasi schegge impazzite”. ” “Se un clandestino, precisa padre Mioli, “come ogni altro disgraziato, bussa a casa tua, non gli sbatti la porta in faccia o ‘non lo butti a mare come fanno gli scafisti'”. Questo atteggiamento, sottolinea, non va confuso però con un “buonismo tutto tollerante o una apertura ‘ad accogliere tutti i clandestini'”. Il fenomeno dell’immigrazione clandestina, precisa, “è una realtà che nessuno invoca, tutti deprecano compreso mons.Garsia”. Tuttavia “non basta schierare la Nato sull’Adriatico”, ma è necessario “che la porta sbarrata diventi porta ‘socchiusa’, non affatto ‘spalancata’. Porta socchiusa è una regolare programmazione dei flussi d’ingresso compatibile col nostro mercato di lavoro, come decine di volte abbiamo ribadito”. ” “” “” “” “” “