Si dimette la Commissione europea presieduta da Jacques Santer, travolta dalle accuse di malversazione per Edith Cresson, commissaria francese. E’ una tappa forse imprevista, ma certamente cruciale nella storia dell’Unione. A poco meno di tre mesi dalle elezioni dell’Europarlamento sembra delinearsi un meccanismo che comporta la creazione di un vero e proprio sistema politico dell’Unione, in cui giochino un ruolo gli Stati membri, ma anche il Parlamento, in forme nuove ed inedite.” “Certo si tratta di una crisi “al buio”. Il dopo-Euro non è stato gestito in modo lungimirante. La presidenza tedesca in queste ultime settimane si era caratterizzata, anche a causa dei dissensi interni al governo che hanno portato all’uscita di scena di Oskar Lafontaine, per un profilo molto basso e per rivendicazioni di carattere nazionale. Invece viene ormai prepotentemente al pettine la questione dello spessore delle istituzioni politiche dell’Unione.” “All’appuntamento con questi inediti scenari tanto le singole nazioni, quanto le forze politiche europee sembrano arrivare impreparate. Come ha confermato il recente congresso di Milano, le socialdemocrazie, attualmente alla guida della gran parte dei Paesi dell’Unione, giocano soprattutto in difesa. Se infatti sembrano in grado di realizzare combinazioni “pigliatutto”, cioè di assemblare interessi diversi in grado di arrivare alla maggioranza, molto scarsa è l’elaborazione programmatica e la disponibilità ad accettare le sfide dell’innovazione. Anzi, risultano in difficoltà anche nel farsi carico dei problemi dell’esclusione. L’impasse della socialdemocrazia nella sua più recente versione “pigliatutto” rilancia la questione alle altre grandi famiglie politiche, ed in particolare al Partito popolare europeo, che collega formazioni democristiane e post-democristiane con partiti moderati.” “La crisi della Commissione rende così particolarmente importante la campagna elettorale per l’Europarlamento. Invita a consolidare al più presto uno spazio europeo di discussione e di elaborazione politica. Esso tuttavia dovrà svilupparsi, per il carattere inedito ed innovativo delle istituzioni dell’Unione, a partire dal contributo e dal “valore aggiunto” che sapranno dare i singoli Stati membri.” “Così la palla rimbalza a livello nazionale. In Italia fino ad oggi l’appuntamento del 13 giugno era sembrato soprattutto l’occasione della conta, tanto attesa per un sistema politico che è “proporzionale ma non può dirlo perché non è politicamente corretto” (e perché sente il peso del pessimo uso fatto negli ultimi decenni di tale sistema). Ma i protagonisti, cioè le forze politiche vecchie e nuove, piccole e grandi, sono deboli ed il rischio che si sta profilando è che gli elettori, interpellati (come anche per l’altra consultazione di primavera, il referendum del 18 aprile) non sulla base di progetti, ma solo per decidere rapporti di forza, decidano di staccare preventivamente la spina, di ingrossare il partito del non-voto.” “Aprendo il Consiglio Permanente della Cei, il cardinale Ruini ha giustamente avuto accenti preoccupati per un quadro politico “sempre più confuso, accidentato e frammentato”. Ha quindi esortato a misurarsi con i problemi ed a prendere con coraggio decisioni significative sui tanti nodi aperti. Dall’assimilazione degli immigrati, che è necessario perseguire con realismo e con decisione, al riassetto del sistema scolastico, fino alla necessità di distinguere con chiarezza la famiglia da altre forme di unione che non possono avere lo stesso profilo istituzionale, è ormai il tempo delle decisioni.” “Il rischio è che il pluralismo ed il policentrismo, la grande vivacità della società italiana, oggi come in tante altre epoche della storia, non possano esprimere tutte le loro potenzialità per l’assenza di adeguata sintesi ed espressione a livello politico-istituzionale. ” “La somma di tanti utili particolari, come già scriveva Guicciardini, è uguale a zero. L’Italia ha spesso saputo approfittare del “vincolo esterno”. Lo si è visto con la rincorsa per entrare nella moneta unica. Ora è il tempo di andare oltre. La “locomotiva tedesca” sembra un po’ ingrippata, tanto dal punto di vista economico che politico, né la Francia appare oggi avere lo smalto per offrire soluzioni di ampio respiro. L’inedita situazione “costituente” aperta dalle dimissioni della Commissione impone a tutti i Paesi ed a tutte le forze politiche realismo e coraggio. ” “Le risposte alla “questione morale”, come ben si è visto in questi anni nel nostro Paese, non possono limitarsi agli aspetti istituzionali, o alle alchimie degli schieramenti. Occorre affrontare con determinazione i problemi. Se in Italia si riuscirà finalmente a farlo, il nostro Paese potrà dare un contributo importante ad una Unione che sta faticosamente cercando la propria cultura e la propria identità politica ed istituzionale. ” “