L’abbandono scolastico da parte dei piccoli nomadi, spiega don Gabella, si verifica perché, da parte loro, “non è facile comprendere il valore della scuola, se entrando in classe questi bambini, e le loro famiglie, toccano con mano cosa significhi razzismo e diversità”. Il volontariato inoltre, osserva don Gabellla, “non conoscendo a fondo la cultura nomade, propone metodi che a volte non hanno successo”. Anche l’elemosina, che per la nostra mentalità è da biasimare, nota don Gabella, “rappresenta invece una ruota di scorta che permette ai nomadi di sopravvivere quando le altre possibilità di lavoro si esauriscono. Nessun genitore vuole sfruttare i propri bambini, che rappresentano un valore enorme all’interno di queste culture. Lo sfruttamento viene dall’esterno, da organizzazioni criminali che approfittano delle situazioni di bisogno estremo di alcune famiglie”. Secondo don Gabella alla base di tutto c’è “l’incapacità a comprendere il valore della multiculturalità. Mettiamo da parte le nostre paure e cerchiamo di costruire una società basata sullo scambio delle culture e sul valore della diversità”.