Su un tema che divide è stata proposta una sintesi. Sintesi impegnativa certo, ma realistica, dinamica ed aperta, quella delineata dal cardinal Ruini al Consiglio permanente della Cei, che ha fatto giustizia di chi vedeva divisione tra i cattolici su un tema certamente complesso e difficile.” “”L’obiettivo a cui deve tendere una seria politica dell’immigrazione è infatti quello di promuovere gradualmente una effettiva integrazione, in modo che gli immigrati possano divenire a pieno titolo membri della nostra comunità nazionale”. E’ partito di qui. Cioè dall’obiettivo. Perché quella dell’immigrazione non è una calamità o una emergenza, come pure è stata vissuta in questi anni anche dalle pubbliche autorità. E’ un tema strutturale e come tale va assunto nell’impostazione e nella gestione delle politiche pubbliche e più in generale nel dibattito culturale e politico. Certo fa problema. Perché, se si tratta di “promuovere gradualmente una effettiva integrazione”, bisogna avere ben chiari punti di riferimento, una cultura ed una rete istituzionale di diritti e di doveri civici. Che in Italia tradizionalmente non può essere data per scontata.” “Qui forse sta il punto e l’integrazione degli immigrati può essere lo stimolo per una riproposizione e un rilancio dei valori fondamentali del nostro vincolo di cittadinanza. Ma bisogna arrivare ad indirizzi chiari e precisi. Perché, come ha detto chiaramente il presidente della Cei, la Chiesa “non intende in alcun modo sostituirsi ai compiti, ai diritti e ai doveri dello Stato”. La Chiesa ed in concreto migliaia di cattolici ha profuso e continuerà a profondere le proprie energie nell’accoglienza, nel sollievo ai bisognosi, a tutti i bisognosi. E sente anche la responsabilità di indicare principi e valori su cui basare una politica complessiva dell’immigrazione, secondo quei principi di dottrina sociale che il cardinal Ruini ha ricordato. Il volontariato sulle emergenze insomma non esime, né può essere invocato ad alibi, per l’assenza o la latitanza di politiche pubbliche sull’immigrazione effettivamente applicate. Proprio per la sana distinzione dei piani tra Chiesa e Stato, che peraltro impone a tutti ed a ciascuno di assumere precise responsabilità.” “Niente alibi dunque. E perciò no ad una politica di “sanatorie” successive, ad una rincorsa di emergenze, perché l’immigrazione non è un’emergenza. No al traffico degli immigrati, riserva per vecchie e nuove forme di criminalità organizzata. E invece un sì convinto ad una “reale e credibile” regolazione dei flussi migratori, e soprattutto sì ad una “integrazione” degli immigrati nel tessuto nazionale, con diritti e doveri chiari, senza alibi per nessuno. Né per gli immigrati ma neanche per coloro che speculano sul fenomeno.” “Ed infine guardiamo oltre le nostre frontiere. Le frontiere geografiche, certo, per avere credibili forme di intervento nei paesi da cui partono i flussi, ma anche quelle che dividono le menti ed i cuori. E così il realismo cristiano, che sa spendersi gratuitamente, ma anche parlare chiaro, può essere un’efficace risorsa per tutti. ” “