I CRISTIANI E IL RISCHIO DELLA CONFESSIONE “FAI-DA-TE”

“C’è un soggettivismo esasperato, per cui l’io diventa il soggetto unico del giudizio di bene e male”: è uno degli atteggiamenti rilevati dall’inchiesta tra parroci, preti e religiosi in diocesi di Treviso sul tema della confessione oggi. Il dossier apparirà sul prossimo numero del settimanale “La Vita del Popolo” in concomitanza con l’uscita di due sussidi sul tema del sacramento della penitenza. “Il primo problema – ha detto un parroco, Renato De Lazzari al giornale – è il prete, che non si riesce a vedere come il rappresentante di Cristo. Poi c’è il condizionamento esercitato dal modello culturale odierno del ‘vincente’, per cui è difficile riconoscere di avere sbagliato”. ” “Certo ha dichiarato un altro parroco, Bortolo Gastaldello, “rispetto ai tempi in cui si faceva la fila davanti al confessionale, oggi le cose sono migliorate in ‘qualità'”, aggiungendo che oggi occorre “insistere sulla figura del Dio misericordioso, altrimenti si rischia di far scivolare i nostri cristiani sul ‘fai-da-te'”. Il sociologo Ulderico Bernardi ritiene che “la società è meno disponibile ad essere assoggettata all’autorità e quindi mette in discussione la gerarchia”. Bernardi nota anche “il fatto che oggi sia molto praticato il ‘randagismo confessionale’, nei santuari retti da religiosi piuttosto che nelle parrocchie. Questo è il sintomo del bisogno di un dialogo meno formale, meno assoggettato”. ” “