PAOLO VI: CARD.RUINI, “UN ESEMPIO VIVENTE DI UMILTÀ” (2)

“Nella sua vita – ha proseguito il cardinale Ruini – Paolo VI ha rispettato tutti, ha amato gli amici e i nemici, ha perdonato, ha soccorso, ha consolato; ha considerato senza pregiudizi i vicini non meno dei lontani e forse, più di tutti i figli prodighi”. Anche il suo “presunto pessimismo”, ha precisato, è stata “piuttosto un’invenzione dei media”. “Ma non è stato un Papa angosciato. Ha creduto nel futuro della Chiesa, nella rifioritura del cristianesimo”, altrimenti non avrebbe potuto “redimere il tempo” con tanti documenti programmatici e iniziative apostoliche, tra cui l’intervento alle Nazioni Unite il 4 aprile del ’65 (“Mai più la guerra”) e il dono al comune di Roma di 99 appartamenti per i baraccati. “Non era una Papa immediatamente popolare – ha sottolineato il cardinale -. Era intellettuale, di famiglia borghese, perciò sospetto alla cultura populista del tempo. Era un innovatore, ma nulla concedeva alle mode fatue o libertarie. E quando dovette prendere posizione su un punto assai delicato della morale cristiana, qual è quello della regolazione della natalità, consultò tutti e poi ascoltò la sua intima coscienza e il suo carisma, pubblicando l’enciclica Humanae vitae, nonostante il prevedibile tumulto subito scatenatosi attorno ad essa”. Il cardinale ha concluso ricordando, tra l’altro, la totale abnegazione di Paolo VI al lavoro apostolico, il suo amore per “la bellezza della vita umana sulla terra e le meraviglie del creato” e i suoi scritti, tra cui “Le meditazioni inedite”, la “Lettera alle Brigate Rosse”, il “Pensiero alla morte” e il “Testamento”.