In Cina, c’è un forte contrasto tra il “clima di liberalizzazione che si respira in ambito economico e una linea politica che reprime le spinte democratiche e le aspirazioni di interi popoli, viola i diritti umani ed esercita un forte controllo sulla libertà religiosa”. E’ quanto si legge nel prossimo numero di “Mondo e missione” (aprile ’99), in un’anticipazione diffusa oggi, alla vigilia della visita di Stato del presidente della Cina, Jang Zemin, in Italia. “Oggi – si legge in un articolo del direttore della rivista, Giancarlo Politi – ci si trova davanti ad un regime che ha perso i supporti ideologici che gli hanno permesso di prevalere su ogni altra forza del paese e che, per sopravvivere, è costretto a promuovere esattamente il tipo di economia che ha rifiutato e nello stesso tempo a reprimere ogni tentativo che possa destabilizzare il proprio governo”. Il presidente Jang Zemin, informa infatti “Mondo e missione”, ha recentemente dichiarato che “tutte le infiltrazioni, le attività separatiste da parte di forze ostili interne e internazionali verranno prontamente stroncate”. La repressione delle aspirazioni indipendentiste in Tibet e nello Xinjiang, il forte controllo che il partito esercita dal punto di vista sociale e religioso, l’incarcerazione nei gulag e la persecuzione di persone colpevoli di professare una fede religiosa fuori dagli schemi imposti dal partito: sono le “questioni aperte” che il servizio mette in luce, nell’anno in cui la Repubblica Popolare Cinese celebra i cinquant’anni della sua esistenza e i vent’anni dell’esperienza di “apertura e riforma”.