Dal 1995 in Cina la Chiesa cattolica non ufficiale è oggetto di una “campagna durissima”: fedeli obbligati ad iscriversi all’Associazione Patriottica, pressioni psicologiche, minacce, sospensioni nelle forniture di acqua ed elettricità alle case dei cristiani renitenti, arresti di sacerdoti, laici e vescovi. Lo ricorda padre Bruno Cervellera, direttore dell’agenzia internazionale “Fides”, che così commenta la visita a Roma del presidente della Cina, Jiang Zemin, e la decisione di non incontrare né il Papa né alcun delegato vaticano. Il direttore vuole rispondere alle affermazioni che il presidente cinese ha rilasciato alla stampa italiana chiedendo quale condizione per un incontro con il Vaticano di non usare la religione per “immischiarsi nei fatti interni della nazione cinese”. Secondo i dati in possesso di Fides, vi sono almeno 11 sacerdoti in arresto e 12 vescovi impossibilitati ad esercitare il loro ministero perché sotto il controllo continuo della polizia. “Queste persone – aggiunge Cervellera – sono colpevoli di aver celebrato messe fuori dei luoghi previsti dal governo. Per questo alcuni di loro sono stati condannati a 3 o 5 anni di carcere duro”. L’accusa è di aver “cospirato contro l’ordine pubblico”, come se fossero dei “nemici della nazione”. Il direttore di Fides ricorda due vescovi, spariti tre anni fa e mai rilasciati né processati. Si tratta del vescovo Giacomo Su Zhimin di Baoding e del suo ausiliare Francesco An Shuxin. “A costo di essere ancora accusati di volerci immischiare negli affari interni della Chiesa in Cina – conclude Cervellera – vogliamo chiedere al presidente Jiang Zemin il rilascio di mons. Su Zhimin e An Shuxin o almeno di conoscere dove sono tenuti”.” “” “