KOSOVO: CAVIGLIONE, “PORRE FINE ALL’OSTINAZIONE DELLA VIOLENZA”

“Anche se si è parlato e si parla di ‘ingerenza umanitaria’ non ci pare che quella delle armi sia la forma più adatta”, così Carlo Caviglione commenta l’attacco della Nato alla Serbia. In una nota per il Sir Caviglione ricorda che il dovere della comunità internazionale è quello di “separare i contendenti e di aiutarli a riconciliarsi” ma questo “diventa più difficile quando cadono le bombe, arrivando a colpire anche gli innocenti”. “D’altra parte – continua Caviglione – non si può dimenticare che da nove anni nella ex-Jugoslavia si vive una storia di prepotenza e di sopraffazione che si è fatta ancora più pesante per decine di migliaia di profughi. Bisogna riflettere su questa ostinazione nella violenza, nel voler piegare gli altri alla propria voglia di egemonia o di nazionalismo esasperato”. Dinanzi ai “sintomi paurosi di una deflagrazione” totale del conflitto, scrive ancora Caviglione, il credente è interpellato “anche in forza della fede che non è da concepire come un sistema di conoscenze garantite, di verità un po’ invecchiate, ma come una sfida di fronte ad eventi che hanno prospettive di morte. Un rischio da affrontare con la certezza interiore che il Risorto ci salverà dall’orrore del mondo e della morte. Per questo la preghiera non è una fuga ma un impegno, come ci ha ricordato il Papa nel suo appello”.