L’Istituto di ricerche sulla popolazione (Irp) del Centro nazionale per le ricerche (Cnr) ha presentato oggi a Roma un’analisi effettuata su 4.500 giovani tra i 20 e i 34 anni che vivono nella famiglia di origine e su mille dei loro genitori. “La famiglia italiana – ha spiegato Rossella Palomba dell’Irp, tra gli autori della ricerca – non è solo un ammortizzatore sociale. I figli non rimangono in casa solo perché non c’è lavoro ma anche perché la famiglia è un cerchio di affetti importante nel nostro paese”. Il 40% degli intervistati ha infatti un lavoro a tempo pieno ma continua a vivere con i genitori e la paura di perdere un affetto, a seguito dell’uscita dei figli da casa, è avvertita dal 33% dei padri e dal 41% delle madri. Cresce così, più che negli altri Paesi europei, il numero dei figli che rimangono in casa (secondo l’Istat sono il 58,7% dei giovani tra i 18 e i 34 anni, contro il 51,8% del 1990). Il matrimonio, rileva l’Irp, è per il 46% dei figli il motivo principale per cui si lascerebbe la famiglia di origine. In ogni caso, il 62% vorrebbe prima trovare un lavoro stabile, il 58% vuole un reddito sufficiente, stimato in media intorno ai due milioni al mese, e il 40% vuole avere una casa. La vita in famiglia sembra d’altronde avere più vantaggi che svantaggi. Senza dover prima avvertire i genitori, il 71% dei giovani è libero di ospitare amici, il 56% di organizzare feste e cene, e il 48% di avere momenti di intimità con il proprio partner. Il 15% dichiara di non collaborare in alcun modo alla vita quotidiana della famiglia e il 41%, anche lavorando, non contribuisce economicamente alle spese familiari. D’altro canto, il 55% dei genitori non vede aspetti positivi nell’allontanamento dei figli da casa.