“Ogni spiraglio, ogni minimo tentativo di pace deve essere perseguito a partire da una irrinunciabile priorità rappresentata dalle popolazioni del Kosovo, da difendere e aiutare nelle loro grandissime sofferenze immediate, da restituire alla loro dignità di popolo e di nazione in grado di vivere nella propria terra”. E’ il parere di Lorenzo Caselli, presidente del Movimento ecclesiale di impegno culturale, ripreso da una riflessione sulla guerra dei Balcani che verrà pubblicata nel prossimo numero del Sir. “Al genocidio e alla deportazione di un intero popolo perpetrati da una dittatura feroce e corrotta che usa e strumentalizza tensioni nazionalistiche ed etnico-religiose – osserva Caselli – si contrappone il linguaggio delle armi e dei bombardamenti, ritenuto, troppo semplicisticamente o cinicamente, l’unico possibile per creare le premesse di un negoziato”. Secondo Caselli da questa vicenda – come occidentali e come europei – “ne usciamo sconfitti nelle nostre categorie tradizionali di politica internazionale (la latitanza dell’Onu come governo sovranazionale), sconfitti nei primi passi dell’Unione Europea, subalterna alla funzione di gendarme degli Stati Uniti”. Alla priorità umanitarie di aiutare i profughi vanno comunque “rapportate misure da adottare, nel breve e nel medio termine”, fondate “sull’autorevolezza di una comunità internazionale rappresentativa delle posizioni in gioco, aperta al dialogo, sostenuta da una società civile capace di grandi gesti di umanità”. L’interdipendenza – ad avviso di Caselli – è anche “una categoria morale” da tradurre “in vincoli di solidarietà”. La questione della “cittadinanza globale”, precisa, è “infatti fondata sull’interdipendenza e indivisibilità dei diritti umani e democratici. Cittadinanza da conseguire attraverso la faticosa e mai definitiva realizzazione di livelli successivi di solidarietà ove ‘l’altro’ non è un avversario ma un partner al servizio di un progetto condiviso di umanizzazione”.” “” “