20 mila tra richieste di informazione, quesiti telefonici, segnalazioni e reclami ricevuti nell’ultimo anno (27 mila nell’anno precedente). 2.500 pagine dedicate dai giornali ai problemi della privacy. “Non vi è nessun altro Paese – ha detto Stefano Rodotà, presidente dell’autorità Garante per la protezione dei dati personali, presentando oggi a Roma la relazione sul secondo anno di attività del Garante – dove una legge come questa abbia suscitato risposte così intense dai cittadini, reazioni delle istituzioni e del sistema delle imprese, attenzioni continue del sistema della comunicazione”. “Possiamo essere soddisfatti – ha sostenuto il Garante, facendo un bilancio -. Soprattutto nella direzione dei più deboli, degli ammalati e di coloro che si trovano in situazioni di difficoltà, la tutela è cresciuta molto”.” “Permangono però delle difficoltà, a cominciare dalle resistenze incontrate da parte delle amministrazioni pubbliche. “Qui – ha detto Rodotà – si è talvolta manifestato un ritorno verso una chiusura della macchina amministrativa, che ha fatto ricorso alla ‘privacy-alibi’ per cercare di ridurre la trasparenza dell’attività, costringendo il Garante a degli interventi che lo hanno trasformato in un vero e proprio Garante della trasparenza”. Dovrà poi aumentare l’attività di ispezione, considerata “indispensabile, anche per evitare disparità di trattamento, soprattutto nel settore privato, tra operatori che hanno attuato la disciplina sui dati personali, sopportando i relativi costi, e operatori che disapplicano la legge”.” “