REFERENDUM: UNA NOTA DEI SETTIMANALI DIOCESANI DELLA LOMBARDIA

In vista del referendum del 18 aprile, i settimanali diocesani della Lombardia pubblicano sul prossimo numero una nota a firma dei direttori. Ne anticipiamo integralmente il testo. ” “Domenica 18 aprile si vota per il referendum abrogativo della quota proporzionale prevista dall’attuale legge elettorale per la Camera. Nelle intenzioni dei promotori si tratta della chiusura del processo di passaggio dal sistema elettorale proporzionale a quello uninominale maggioritario. ” “La decisione passa dunque, ancora una volta, nella mani dei cittadini visto che l’inerzia della classe politica non è stata in grado di portare a conclusione il processo di riforma organica della Costituzione, invano tentata dal Parlamento in carica con la Commissione bicamerale presieduta dall’on. D’Alema.” “Ma la “spallata” che i “referendari” si attendono dal prossimo 18 aprile può fornire al sistema politico un quadro di riferimento chiaramente bipolare che faciliti quella riforma, da molti giudicata indilazionabile? ” “Nessuno può onestamente dirlo, innanzitutto perché sembrano mancare oggi l’entusiasmo, la voglia di cambiamento, la coscienza del ruolo preminente e rispettato dei cittadini nel determinare le forme migliori della democrazia.” “Le ragioni di questo stato d’animo sono molteplici: l’accresciuta sfiducia verso le proposte in genere della classe politica, la stanchezza per il ripetersi eccessivo dei referendum, la constatazione che, comunque, il responso dei cittadini non sia tenuto in nessun conto dal Parlamento (tipico è il caso della nuova legge sul finanziamento dei partiti); spia di tutto questo è, fra l’altro, il crescente astensionismo registrato nelle ultime consultazioni amministrative.” “Nonostante tutto crediamo opportuno che, il 18 aprile, i cittadini non rinuncino al voto, che resta una delle più forti e significative manifestazioni di una democrazia autentica. Anche se lo Stato non si riforma a colpi di referendum, esso potrebbe risultare, in questo caso, davvero una salutare “scossa” alla politica. ” “Da parte nostra non esponiamo i pro e i contro l’abrogazione proposta, pensando che possano bastare a far decidere per il sì o per il no le opposte ragioni dei referendari e dei loro avversari. I cittadini voteranno come riterranno più opportuno in coscienza. ” “Noi vogliamo guardare oltre il referendum. La formulazione del quesito in oggetto pone di fatto dubbi e suscita incertezze. Esso propone di abrogare la quota proporzionale del 25% per l’elezione dei deputati, accusata di essere la causa prima dell’estrema frammentazione dei partiti (cresciuti fin oltre i 40) e dei “ribaltoni” costati la fine di due Governi eletti con il voto popolare, quello di Berlusconi nel 1994 e quello di Prodi nel 1998.” “Abrogare la quota proporzionale significa avviare il sistema verso una forma uninominale maggioritaria; ma nel caso prevalessero i sì, resterà pur sempre nell’ambiguità la posizione dei 155 deputati che ora vengono eletti, appunto, con il 25% di proporzionale in base a liste di partito. ” “Ne consegue che qualunque sia il risultato della consultazione sarà comunque necessario approvare una nuova legge elettorale. A questo punto riteniamo che essa non sia più dilazionabile. Dovrà favorire la stabilità dei governi e delle maggioranze e frenare la frantumazione partitica in atto non più tollerabile, pur salvaguardando la rappresentanza dei soggetti politici. ” “In merito, molte sono le soluzioni suggerite dagli esperti. Riteniamo che il doppio turno di collegio con quota di sbarramento per i singoli partiti al 5% sia una soluzione ragionevole. ” “Che la classe politica debba assumersi responsabilmente il compito di portare a termine la riforma dello Stato e delle leggi elettorali, tenendo conto della volontà popolare, è fuori dubbio. Ci resta il dubbio se essa sia in grado di farlo. Vogliamo crederlo ancora possibile.” “