“Le religioni possono avere un ruolo positivo per risolvere il dramma in atto in Kosovo almeno in due direzioni. In primo luogo, se si asseconda fino in fondo l’intenzione profonda dell’iniziativa del Santo Padre. In secondo luogo, se si continua a dare una testimonianza di solidarietà che comunica tutte le ragioni di questa stessa solidarietà e cioè che la verità è sempre per la libertà degli uomini e dei popoli”. Mons. Angelo Scola, rettore della Pontificia Università Lateranense, lo ha sostenuto oggi a Roma al margine di un convegno organizzato dall’ambasciata francese presso la Santa Sede sul tema “Dio tra pace e guerra”.” “Secondo il vescovo, “quello in Kosovo non è un conflitto religioso in senso radicale. Certamente c’è una storia di tradizioni in cui i riferimenti e i simboli religiosi sono implicati ma questo non è un dato determinante”. “Nei commenti di questi giorni – ha continuato Scola – si fa una equazione tra religione, intolleranza e guerra, per parlare di guerre di religione. Questa equazione è del tutto ingiustificata”. “Tuttavia – ha concluso il vescovo – lungo la storia dell’umanità, le religioni, di fatto, hanno alimentato delle guerre. Come può accadere che la libera ricerca della verità, che descrive il nucleo intimo dell’esperienza religiosa, abbia potuto e possa condurre gli uomini alla violenza? Siamo qui posti di fronte alla possibile degenerazione ideologica dell’esperienza religiosa cui l’umana libertà, quella dei singoli e quella dei popoli, resta sempre esposta”.” “