In Italia sono 25 mila le donne e le bambine immigrate dall’Africa a rischio di mutilazioni genitali, una pratica che si diffonde anche nel nostro Paese e che i medici italiani spesso sono impreparati ad affrontare. Alle possibili soluzioni, rispettose di culture diverse da quella occidentale, è stato dedicato ieri sera al Circolo San Fedele di Milano un incontro organizzato dal mensile “Popoli”, dal titolo “il mondo sommerso delle donne mutilate”.” “”In particolare l’infibulazione – ha spiegato Graziella Sacchetti, ginecologa dell’ospedale San Paolo di Milano – può provocare infezioni ed emorragie anche mortali e danni permanenti che in gravidanza e nel parto possono avere pesanti conseguenze per il neonato”. “Il personale ospedaliero italiano – ha aggiunto – non è preparato ad affrontare questi casi. Serve una maggiore collaborazione tra medici e mediatori culturali per un lavoro di informazione nelle comunità etniche di appartenenza delle donne, rispettandone le tradizioni. Va fatto capire che le mutilazioni femminili non sono previste dal Corano e che provocano gravi conseguenze fisiche e psicologiche”. Oggi nel mondo, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità sono 130 milioni le donne che hanno subito mutilazioni genitali, la maggior parte nell’Africa subsahariana.” “