“In tante famiglie che sono classificate irregolari, non credenti, lontane, indifferenti, non è raro scoprire fede, amore, impegno responsabile per la vita e per gli altri, operosità, sacrificio, speranza nella prova, sincera amicizia”. Lo ha detto mons. Cesare Nosiglia, delegato del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) per la catechesi in Europa, concludendo oggi, a Roma, i lavori dell’incontro dei vescovi e responsabili nazionali della catechesi in Europa, organizzato dal Ccee proprio su questo tema. Quella delle “famiglie irregolari”, ha proseguito il relatore, è “una situazione ormai molto diffusa e che sollecita la comunità ecclesiale a trovare vie di evangelizzazione appropriate che non spengano il lucignolo con ‘pretese’ pure e doverose sul piano giuridico e formale, ma prive di misericordia e spirito di vera accoglienza”; al contrario, per Nosiglia, occorre che la Chiesa adotti un atteggiamento ricco “di dialogo nella verità e nella carità”, specialmente con le famiglie che si trovano in situazioni di difficoltà o di disagio psicologico. Di qui la necessità, secondo il relatore, di “portare la catechesi fuori dalle secche di un puro e semplice dottrinalismo astratto e concettuale, privo di aggancio con la vita e con l’esperienza biblica ed ecclesiale”. La catechesi familiare, in questa prospettiva, in quanto “catechesi legata strettamente alla vita di ogni giorno”, può diventare, ha concluso Nosiglia, “vera scuola di vita da cui le nuove generazioni possono trarre un contenuto portante per conoscere, interiorizzare e vivere il messaggio evangelico, in un costante confronto tra Paola di Dio e vita, culto ed esistenza, vocazione e missione”. ” “” “