“Non meraviglia che un commento teologico a Le avventure di Pinocchio sia stato accolto, fuori dall’area cattolica, con poco entusiasmo e molta sufficienza, in alcuni casi con qualche fastidio e persino con indignazione”: lo afferma il card.Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna e studioso del Collodi, che interviene oggi a Pescia (Pistoia) nella sede della “Fondazione nazionale Carlo Collodi” sul tema “alcuni interrogativi su Collodi e Pinocchio”. Secondo Biffi, infatti, tale lettura non costituisce “un’annessione di un autore assolutamente ‘laico’ a una ‘parrocchia’ che non era la sua. Insomma un ennesimo caso di invadenza clericale”. Invece, è la tesi del cardinale che sull’argomento ha scritto un libro, “esiste una sorprendente correlazione tra il racconto collodiano, come è in se stesso a prescindere dagli intenti dell’estensore, e la storia della salvezza”. Biffi fa alcuni esempi: a differenza del paganesimo per il quale la storia è una “interminabile tela di Penelope”, qui “c’è un avvio (creazione e fuga dal creatore)” e “c’è una escatologia conclusiva (ritorno al Padre e trasnaturazione)”; Pinocchio è “costruito” e non “generato” ma il “costruttore” lo chiama subito “figlio”; “Pinocchio capisce sempre qual è la cosa giusta da fare e la vorrebbe ma sceglie infallibilmente la cosa sbagliata”; il Gatto e la Volpe, ma soprattutto l’Omino sono i corruttori (“non c’è immagine del demonio – dice Biffi – più intelligentemente effigiata”). La salvezza per il burattino viene da un “aiuto superiore” che alla fine “riesce a compiere il prodigio di riconciliarlo al padre, di riportarlo a casa”. Secondo il cardinale, quindi, appaiono numerose le “correlazioni” con l’annuncio evangelico e ciò rende legittima tale lettura. Senza dimenticare – aggiunge – l’educazione avuta dalla “madre religiosissima” e dai preti Scolopi di cui fu allievo negli anni giovanili, che sicuramente lasciarono una traccia in Carlo Collodi.