Fallisce, con un finale al cardiopalmo in diretta tv, il terzo referendum elettorale. I votanti raggiungono il 49,6 per cento, mancando il quorum fissato al 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto. Questo decennio, punteggiato di riforme elettorali promosse per via referendaria, si conclude così con uno stop. Sul lungo periodo dell’ormai quasi ventennale dibattito sulle riforme istituzionali ed elettorali, questo stop sottolinea che la parola d’ordine della modernizzazione istituzionale ha perso smalto perché si è configurata, sotto l’azione di diverse spinte e di interessi eterogenei, alcuni dei quali meramente politici, come una rincorsa senza progetto esplicito e definito, fatta di ulteriori semplificazioni, senza un quadro di riferimento preciso.” “Questo è il dato di fondo sul quale occorre riflettere, al di là del bilancio, comunque interessante ed assai evidente, di chi ha vinto e di chi ha perso sul piano direttamente politico, o dei pronostici sulle altre due tappe del trittico elettorale di primavera, il Quirinale e il Parlamento europeo. ” “Per il Colle i giochi saranno tra i mille grandi elettori e come sempre colpi di scena non sono esclusi. Cresce poi l’importanza della scadenza elettorale per Strasburgo. I partiti sono infatti fortemente sollecitati ad essere propositivi, ed a misurarsi con la questione strutturale che gli elettori – sia andando, che non andando alle urne – hanno riproposto in tutta la sua urgenza. Chi è andato alle urne, ed ha votato “sì”, intendeva fissare un punto di arrivo alla transizione politico-istituzionale. Chi ha consapevolmente deciso di fare fallire il quorum ha inteso sottolineare che questo obiettivo non può essere centrato se non è chiaro ed esplicito l’orizzonte di riferimento.” “La transizione insomma continua e così il senso di precarietà che i cittadini percepiscono, e con esso una impressione strutturale di debolezza dello stesso sistema politico.” “Certo non si danno soluzioni semplici a questioni complesse. Ma occorre lavorare, rimboccarsi le maniche, giocare a viso aperto. I cittadini si sono espressi più volte in questi anni confusi, ed hanno sempre offerto indicazioni di grande chiarezza. Hanno premiato la stabilità dei governi, incalzato alle riforme, ammonito la classe politica ad ogni consultazione, fino a quella del 18 aprile.” “Dai primi commenti a caldo dopo il referendum sembra spuntare il sistema tedesco, non soltanto sul piano elettorale, ma come riferimento di un complessivo riassetto istituzionale, sempre più urgente, ma sempre più problematico. Si ricomincia dall’inizio, direbbero i lettori dei tre tomi grigi che contengono gli atti della prima Commissione bicamerale per le riforme istituzionali, all’inizio degli anni Ottanta. Purché si lavori. I cittadini reclamano chiarezza. ” “I sistemi elettorali, le tecniche istituzionali sono importantissimi. Ma non devono essere sopravvalutati. Sono un fatto rilevante, ma il punto è la qualità della proposta e della classe politica. Lo scenario di guerra nei Balcani, la costruzione politica e l’evoluzione economica europea e mondiale rappresentano sfide di alto profilo. ” “L’Italia può dare un contributo rilevante ed originale. Si parla tanto di crisi, ma nel Paese ci sono energie molto vitali e rilevanti. Bisogna creare le condizioni istituzionali e politiche perché possano essere messe in opera. Il tempo stringe ed alibi non ce ne sono più.” “