“Ci sembra assurdo che la voce del Santo Padre non sia ascoltata, che i suoi appelli appassionati alla pace rimangano senza esito. Ci sembra impossibile pensare che in un mondo civile non esistano altri mezzi per ridurre alla ragione le ricorrenti forme politiche impazzite, come quella che fa capo a Milosevic”: così scrive mons. Agostino Superbo, assistente ecclesiastico generale dell’Azione cattolica italiana sul prossimo numero del mensile “Nuova responsabilità”. “L’umiliazione dei kosovari era già nota da molto tempo, come mai non si è potuto (o non si è voluto) trovare tempestivamente forme convincenti di intervento non cruento?” si chiede mons. Superbo. Nel “cuore e nella mente” di molti uomini, osserva, si cela il “sospetto che qualche altro inconfessabile interesse si nasconda dietro questa incapacità di trovare le vie della pace”. Come educatori alla fede, sottolinea Superbo, “siamo preoccupati dei gravi danni che questa cultura di guerra sta arrecando ai ragazzi e ai giovani”. Secondo l’assistente generale di Ac è “ingannevole” parlare di questo conflitto come “guerra umanitaria”, così come chiamare “effetti collaterali” l’uccisione “di quelle persone la cui difesa ha motivato l’intervento armato”. Anche il forte impegno di solidarietà a favore dei profughi, precisa, “non sarà credibile e sarà inefficace se non sarà accompagnato da un rinnovato impegno di educazione alla pace e alla responsabilità civile”. Per questo l’assistente ecclesiastico dell’Ac chiede che l’articolo 11 della Costituzione (L’Italia ripudia la guerra….ndr) “sia finalmente realizzato nella sua pienezza, che diventi principio educativo in tutte le nostre scuole e criterio progettuale nelle nostre politiche”, affinché si promuova un “modo nuovo di vivere dentro la società civile, tale che non permetta a nessun potente del mondo di usare la guerra in nome di chi vuole soltanto la pace”.