Ragazze vendute a Milano con tanto di garanzia “soddisfatti o rimborsati”, come macchine da lavoro. E’ l’ultima folle frontiera nel traffico internazionale di donne e bambini a scopo sessuale, schiavitù che riguarda 4 milioni di persone nel mondo e che frutta alle criminalità organizzate guadagni illeciti per sette milioni di dollari. E nella lotta al fenomeno lo Stato ha bisogno del privato sociale. Lo ha detto ieri il procuratore aggiunto di Milano Gherardo D’Ambrosio in un confronto pubblico tra Italia e Stati Uniti organizzato dall’Associazione nazionale magistrati per consentire uno scambio di esperienze nella lotta allo sfruttamento della prostituzione e del lavoro minorile. “Servono”, ha spiegato D’Ambrosio, “strategie comuni tra occidente e Paesi in via di sviluppo e vanno coniugati interventi repressivi alla tutela delle vittime che denunciano gli sfruttatori, come prevede la nuova legge sull’immigrazione. Perciò è importante il ruolo delle organizzazioni di volontariato”. A Milano già nell’84 erano 450 i minori destinati l’accattonaggio, mentre la tratta di albanesi “bambine” costrette a prostituirsi con la violenza è esplosa nel ’94. Da tre anni la Caritas Ambrosiana, con la Provincia di Milano, gestisce alcune case protette per le ragazze che abbandonano la strada. Il direttore della Caritas diocesana, don Virginio Colmegna, ha puntato l’attenzione sui clienti ed ha detto: “questa forma di schiavitù è purtroppo legittimata dai comportamenti. Lo dimostra la domanda in espansione”. Don Colmegna ha anche lanciato un allarme, il rischio cioè che i campi dei profughi in fuga dal Kosovo possano diventare “un nuovo bacino di provenienza”. “Bisogna pensare – ha detto don Colmegna – ad interventi solidali in una regione in cui il racket è già all’opera”. ” “” “