“Con l’arresto di mons. Misago si è voluto colpire e screditare uno dei vescovi più autorevoli e loquaci della chiesa locale. I cattolici del Rwanda già si chiedono chi sarà il prossimo”. Lo scrive l’agenzia internazionale “Fides” che all’arresto di mons. Augustin Misago, vescovo di Gikongoro (Rwanda), dedica un dossier. Il vescovo è stato arrestato il 14 aprile scorso nella sede della nunziatura di Kigali con l’accusa di aver partecipato attivamente all’uccisione di 150 mila tutsi nella sua diocesi e all’uccisione di 30 studentesse che avrebbero chiesto la sua protezione. Fides apre il suo dossier ricordando la posizione “chiarissima” che la Santa Sede ha assunto in merito all’arresto. “E’ un atto – riferiva Navarro – di estrema gravità che ferisce non solo la Chiesa in Rwanda ma l’intera Chiesa”. Alla presa di posizione della Santa Sede, il portavoce del governo rwandese, Wilson Rutayisire, si dichiarava sorpreso e precisava che negli ultimi cinque anni il vescovo “non ha mai ribattuto alle accuse”. A questo proposito, Fides ricorda che lo scorso 9 aprile “in una puntigliosa lettera scritta prima dell’arresto e dopo le accuse del presidente, mons. Misago ha elencato le innumerevoli occasioni in cui ha fatto sentire la sua voce ed ha espresso la sua posizione sulle accuse rivoltegli”. Purtroppo, però, la sua difesa, “inviata alle redazioni di tutte queste riviste e mai pubblicata, non ha mai trovato accoglienza tra i mass media”. Fides conclude la sua inchiesta affermando che “l’arresto del vescovo, avvenuto a 5 anni esatti dai massacri, va considerato come l’ultimo atto di una strategia del governo rwandese per ridurre l’influenza della Chiesa nella società ed impedirne l’opera di riconciliazione”.